Il movimento studentesco continua a Torino e nell’area metropolitana. Questa mattina sono state occupate nuove scuole nel capoluogo: tra gli istituti coinvolti figurano i licei scientifici Volta e Gobetti, il Carlo Levi, la succursale di via Luini e la sede del Boselli. Nella stessa struttura, la scorsa settimana, si erano verificati danneggiamenti attribuiti a gruppi di ragazzi esterni, uno dei quali era stato accompagnato in caserma.
Altre tre occupazioni sono state segnalate a Rivoli, negli istituti Natta, Romero e Darwin. Le proteste riprendono le motivazioni già espresse nelle mobilitazioni delle scorse settimane, che hanno coinvolto migliaia di studenti delle scuole superiori di Torino e di altre città italiane: i tagli all’istruzione, le condizioni degli edifici, il precariato, il rifiuto della guerra e l’opposizione al nuovo decreto legge in materia di stranieri.
Le richieste degli studenti
Gli studenti del Gobetti sostengono che la scuola rifletta le tendenze politiche reazionarie attribuite al governo Meloni e contestano, tra gli altri provvedimenti, le misure promosse dal ministro Valditara sul divieto di burqa e niqab e sul limite del 30 per cento di studenti stranieri in una classe. Secondo i ragazzi, questi interventi distoglierebbero l’attenzione dai problemi strutturali del sistema scolastico, tra cui il precariato, l’edilizia inadeguata e la necessità di affrontare gli effetti della crisi climatica.
Tra le proposte avanzate dal Gobetti ci sono il congedo mestruale e l’educazione sessuo-affettiva, considerate dagli studenti strumenti per contrastare il patriarcato e prevenire i femminicidi. I ragazzi chiedono inoltre maggiori spazi di partecipazione e accusano le istituzioni di comprimere il confronto democratico dentro gli istituti.
Edifici, organici e rapporto con le forze dell’ordine
Gli studenti del Volta denunciano aule con temperature difficili da sostenere durante l’estate e l’inverno, bagni da ristrutturare, spazi insufficienti rispetto al numero degli iscritti e l’assenza di un’aula insegnanti e di un luogo per il pranzo prima delle attività pomeridiane. La scuola contesta anche il taglio di una delle due cattedre di educazione civica, materia ritenuta importante per la conoscenza dell’economia e del diritto del lavoro.
Un altro tema riguarda la presenza discontinua degli insegnanti di ruolo, con alcune classi che resterebbero senza docenti per periodi prolungati. Da qui la richiesta di investimenti nell’istruzione. Gli studenti citano una spesa italiana per la scuola pari al 4 per cento del Pil, rispetto al 4,7 per cento della media europea, e la necessità di intervenire sugli edifici scolastici, molti dei quali risalirebbero agli anni Sessanta e non disporrebbero di tutte le certificazioni di sicurezza.
Le occupazioni si inseriscono anche nel clima di tensione registrato nelle scuole e nelle piazze torinesi. Nelle ultime giornate, alcune decine di giovani e giovanissimi sono stati fermati e identificati dalle forze dell’ordine durante i cortei, le occupazioni e alcune irruzioni. Gli studenti del Gobetti e del Carlo Levi chiedono la liberazione dei manifestanti e contestano quella che definiscono una trasformazione della scuola in una caserma, oltre alla repressione dentro e fuori dagli istituti.