Davide Ferrario torna a Torino per raccontare il rapporto tra Umberto Eco e la sua straordinaria raccolta di libri. L’appuntamento è fissato per mercoledì 21 alle 18, nella nuova sede della Biblioteca regionale Umberto Eco, in via Alfieri 13.
Il regista è l’autore del docufilm Umberto Eco. La biblioteca del mondo, realizzato dopo aver filmato gli scaffali della casa milanese dello scrittore: circa 30 mila volumi contemporanei e 1.200 testi antichi, organizzati secondo un sistema di rimandi capace di restituire i suoi interessi e il suo metodo di pensiero.
Il trasferimento dei volumi e il nuovo film
Ferrario spiegherà anche la genesi di Pensiero in movimento, nato come seguito del primo lavoro. L’idea iniziale era documentare il trasferimento dei libri da Milano a Bologna e alla Biblioteca Braidense. Lo spostamento, però, non si era concretizzato nei tempi previsti. Dopo la soluzione dei problemi burocratici, avvenuta lo scorso marzo, la famiglia Eco e l’Università di Bologna hanno commissionato al regista un nuovo segmento, destinato a completare il racconto.
Durante l’incontro torinese sarà proiettato soltanto un estratto del nuovo film. Secondo quanto riferito da Ferrario, la versione integrale dura 18 minuti, una durata considerata eccessiva per l’appuntamento nella sede intitolata allo scrittore. La presentazione sarà quindi accompagnata dal racconto del lavoro svolto nella casa milanese e dall’analisi del significato della raccolta.
Una mappa del pensiero di Eco
Il regista ha descritto la biblioteca come una sorta di piano cartesiano. Lungo l’asse orizzontale si poteva seguire lo sviluppo della letteratura italiana, da Jacopone da Todi agli autori moderni; lungo quello verticale emergevano invece collegamenti inattesi, come quello tra Carolina Invernizio e Sherlock Holmes. Per Ferrario, la disposizione dei volumi mostrava i meccanismi mentali del loro proprietario.
Al centro della riflessione c’è anche la funzione della biblioteca come memoria collettiva. Il sogno di possedere tutti i libri del mondo viene interpretato dal regista come una metafora della ricerca di senso: le risposte alle domande sull’esistenza vengono cercate nei testi sacri e nelle opere letterarie, in un’utopia destinata a restare incompiuta.
Ferrario ha ricordato inoltre la Biblioteca Angelo Maj di Bergamo Alta, frequentata durante gli anni del liceo, e ha difeso il valore degli spazi fisici nell’epoca delle piattaforme digitali e dell’intelligenza artificiale. A suo giudizio, la ricerca tra gli scaffali richiede tempo e fatica, ma permette di seguire percorsi inattesi. Un’altra caratteristica decisiva è il silenzio, sempre più raro nella vita quotidiana.
Nel dialogo si parlerà anche della sede torinese. Ferrario ha definito Torino Esposizioni un luogo dalla struttura quasi sacrale, adatto a ospitare una biblioteca, ricordando di avervi girato alcune scene di Tutti giù per terra. Quanto alla conservazione dei testi, il regista ha sostenuto che ogni opera deve restare anche testimonianza del proprio tempo, indipendentemente dal fatto che i suoi contenuti siano ancora condivisi.
Infine, Ferrario ha respinto l’idea che la presenza di più istituzioni letterarie rappresenti necessariamente una sovrapposizione. Il riferimento è al dibattito sul polo culturale Vale e sul Circolo dei lettori: secondo il regista, il problema non sarebbe avere due realtà simili, ma rischiare di non averne alcuna.