Giustizia

Procura, chiesto il carcere per il 42enne accusato di violenza

Riesame chiamato a valutare i rischi indicati dai pm dopo la scelta del gip

Procura, chiesto il carcere per il 42enne accusato di violenza

La Procura di Torino, guidata da Giovanni Bombardieri, ha presentato appello al tribunale del Riesame contro la decisione del gip che ha disposto la scarcerazione di un 42enne accusato di violenza sessuale aggravata ai danni di una tredicenne. L’uomo, dipendente di un minimarket, è stato sottoposto all’obbligo di firma dopo l’udienza di convalida, ma per i pm questa misura non sarebbe sufficiente.

La richiesta di custodia cautelare in carcere si fonda principalmente sul rischio di reiterazione del reato e sul pericolo di fuga. Secondo la ricostruzione della procura, le immagini delle telecamere del negozio avrebbero documentato due episodi avvenuti nell’arco di circa un’ora e venti minuti, mentre il titolare era assente. Il primo avrebbe riguardato una donna adulta non ancora identificata, intorno alle 12, il secondo la tredicenne, meno di un’ora dopo.

La richiesta della procura

Per l’accusa, la sequenza dei fatti e la vicinanza temporale tra i due episodi indicherebbero che l’indagato non sarebbe in grado di contenere i propri impulsi e di astenersi dal commettere reati analoghi. Le registrazioni, secondo quanto riportato negli atti, avrebbero ripreso le fasi precedenti, lo svolgimento e i momenti successivi alle violenze all’interno del minimarket.

La procura segnala inoltre l’assenza di una residenza stabile e di legami familiari in Italia. Durante l’interrogatorio di garanzia, l’uomo avrebbe riferito di vivere in un’abitazione insieme a dieci connazionali, mentre la moglie e gli altri familiari si troverebbero in Bangladesh. Da questi elementi i pm ricavano il pericolo di fuga e la possibilità che l’indagato possa sottrarsi al procedimento.

Il tribunale del Riesame dovrà ora fissare l’udienza, che potrebbe svolgersi già la prossima settimana. L’uomo, difeso dall’avvocata Francesca D’Urzo, ha respinto l’idea di avere precedenti comportamenti analoghi e ha espresso rammarico per quanto accaduto. La decisione del gip non è definitiva e potrà essere sottoposta agli ulteriori strumenti di impugnazione previsti dalla legge.

La posizione dell’Associazione nazionale magistrati

Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente dell’Anm Giuseppe Tango, che ha criticato gli attacchi rivolti ai magistrati dopo la scelta del giudice per le indagini preliminari. L’associazione ricorda che il pm aveva chiesto il carcere, mentre il gip ha disposto l’obbligo di firma, e sottolinea che il provvedimento può essere contestato davanti al Riesame e, se necessario, in Cassazione.

Tango ha definito improprio l’invio di ispettori con l’obiettivo di valutare il merito del singolo procedimento, sostenendo che l’attività ispettiva riguarda invece l’organizzazione degli uffici. Una posizione analoga è stata espressa dalla giunta esecutiva sezionale del Piemonte e della Valle d’Aosta, secondo cui le decisioni giudiziarie devono essere verificate attraverso le impugnazioni e non mediante iniziative che possano condizionare l’attività dei magistrati.

Nella nota, la giunta ha inoltre richiamato la necessità di raccontare la cronaca giudiziaria con maggiore aderenza agli atti e con minori semplificazioni, anche quando questo renda la notizia meno immediata. L’obiettivo indicato è consentire una valutazione più consapevole dei fatti ed evitare che i magistrati siano esposti a delegittimazione, minacce o gogna mediatica.