Svolta investigativa

Omicidio a Torino, la videochiamata del killer alla ex

Il sospettato avrebbe mostrato guanti, nastro adesivo e cemento mentre il cadavere era ancora nell’alloggio

Omicidio a Torino, la videochiamata del killer alla ex

Dopo aver ucciso Fabio Colapietro nell’alloggio di via Gulli 46, a Torino, Matheus De Oliveira Morando avrebbe contattato in videochiamata la sua ex fidanzata, madre del loro figlio. La conversazione risale alle 21.03 del 23 settembre, due giorni dopo il delitto e alla vigilia del ritrovamento del cadavere.

La donna ha raccontato agli investigatori della Squadra mobile che l’uomo appariva confuso e parlava di cemento, spiegando di doverlo acquistare. Durante il collegamento le avrebbe mostrato per pochi istanti anche guanti e nastro adesivo. Secondo gli elementi riportati nell’ordinanza di custodia cautelare, si tratta dei materiali utilizzati per dividere il corpo della vittima e inserirlo in 16 sacchetti, con l’obiettivo di disfarsene.

Le videochiamate e la confessione

Il giorno successivo la ex avrebbe ricevuto un’altra chiamata. In quel caso Morando si trovava in un negozio e stava comprando cemento. L’uomo avrebbe detto che serviva per aiutare un amico, aggiungendo di non voler pensare a qualcosa che gli provocava conati di vomito. Poi, apparso nuovamente agitato, avrebbe interrotto il collegamento sostenendo di dover pagare.

Il 24 settembre, secondo la ricostruzione agli atti, Morando avrebbe infine raccontato quanto accaduto alla ex fidanzata e alla madre, prima di rivolgersi alla polizia. L’uomo è reo confesso dell’omicidio di Colapietro. Le indagini sono coordinate dalla sostituta procuratrice Lea Lamonaca.

Gli indagati e il movente

Nell’inchiesta sono coinvolti anche Nicole Formichetti e Keith Butig, indicata negli atti come Sara. Le due donne sono accusate di favoreggiamento e soppressione di cadavere, non dell’omicidio. Formichetti, insegnante di lettere e inquilina dell’appartamento, avrebbe organizzato nell’alloggio un incontro con uso di droga, iniziato il 20 settembre e proseguito fino al 24, quando il corpo è stato scoperto.

Il movente individuato dagli inquirenti sarebbe il furto di un bracciale e di 50 euro che Colapietro avrebbe commesso ai danni di De Oliveira. Quest’ultimo lo avrebbe strangolato dopo essersi accorto della sottrazione. Tutti gli indagati restano in carcere. L’avvocato di Butig valuta un ricorso per ottenere la scarcerazione della sua assistita, sostenendo che abbia avuto un ruolo marginale e ammettendo soltanto l’acquisto dei sacchi utilizzati per il corpo.

Il giudice per le indagini preliminari Antonio Borretta ha rilevato che gli indagati tenderebbero a ridimensionare o a escludere il proprio contributo. Nell’ordinanza viene inoltre sottolineato che, dopo il delitto, la loro preoccupazione sarebbe stata rivolta sia a eliminare il cadavere sia a procurarsi e consumare stupefacenti. L’incarico per l’autopsia è stato affidato ai medici legali Roberto Testi e Greta Cena; l’esame è previsto a partire dal 2 ottobre.