Diritti costituzionali

Moschea all’ex Nebiolo, scontro sulla proposta di Marrone

Le opposizioni accusano l’assessore di discriminazione; il progetto ha già ottenuto il permesso edilizio.

Moschea all’ex Nebiolo, scontro sulla proposta di Marrone

Il progetto di trasformazione dell’ex fonderia Nebiolo, nel quartiere Aurora a Torino, torna al centro dello scontro politico. L’area, da decenni inutilizzata tra corso Novara e via Bologna, dovrebbe diventare un centro culturale polifunzionale con una moschea, uno studentato universitario, una biblioteca, aule e spazi destinati alla fruizione pubblica. Il piano, promosso dalla Confederazione Islamica Italiana, ha ottenuto il permesso di costruire il 30 settembre scorso.

A contestare l’intervento è il vicepresidente della Regione Piemonte Maurizio Marrone, di Fratelli d’Italia, che ha annunciato un emendamento alla legge regionale numero 15 del 1989. L’obiettivo dichiarato è introdurre criteri sulle distanze tra i diversi luoghi di culto, affidandone la definizione alla Giunta regionale. Secondo Marrone, la modifica potrebbe impedire la realizzazione del progetto, il cui avvio del cantiere è previsto entro il 2026.

La proposta e le reazioni politiche

Marrone ha presentato l’iniziativa come una misura per fermare quella che definisce la mega moschea di Torinistan. In realtà, non si tratta ancora di una legge approvata, ma di una proposta di modifica normativa. Il progetto prevede un investimento di 17 milioni di euro su una superficie di circa 6mila metri quadrati; la moschea occuperebbe 1.309 metri quadrati e avrebbe una capienza di circa mille fedeli.

Le opposizioni in Consiglio regionale hanno contestato sia il contenuto sia il tempismo dell’iniziativa. I consiglieri del Movimento 5 Stelle Unia, Disabato e Coluccio hanno parlato di propaganda ideologica e chiesto alla Giunta di chiarire quali sarebbero le distanze da applicare e se le nuove regole varrebbero per tutti i luoghi di culto, comprese chiese, sinagoghe e moschee. Il gruppo ha inoltre domandato come si possa intervenire su un’opera per la quale è già stato rilasciato il permesso di costruire.

La capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra, Alice Ravinale, ha definito le dichiarazioni di Marrone islamofobe e ha sollecitato il presidente Alberto Cirio e il presidente del Consiglio regionale Stefano Allasia Nicco a prendere posizione. Per la capogruppo del Partito Democratico, Giovanna Pentenero, il progetto rappresenta invece un luogo di integrazione interculturale costruito nel rispetto delle previsioni costituzionali. La richiesta di chiarimenti rivolta a Marrone è stata rinviata perché il vicepresidente era assente dall’aula.

Il richiamo alla libertà religiosa

La vicenda è stata commentata anche dal presidente del Concistoro valdese, Sergio Velluto, che ha invitato la politica a non strumentalizzare il progetto di riqualificazione urbana per finalità elettorali. Velluto ha richiamato l’articolo 19 della Costituzione, che tutela la libertà di professare la propria fede e di celebrare il culto in pubblico o in privato.

Secondo il rappresentante valdese, rendere più difficile l’apertura di luoghi di culto attraverso una modifica legislativa sarebbe discriminatorio e contrario ai principi costituzionali. La sua posizione è che strutture adeguate e riconosciute possano contribuire a rendere più trasparente il fenomeno religioso, evitando che la pratica si sviluppi in contesti sommersi e difficili da controllare.