Jeremy Chan sarà a Torino per una cena a quattro mani con Niko Romito, in programma alla Gam nella serata di giovedì 22 ottobre. L’appuntamento rientra nel calendario di Buonissima e segna il ritorno di un evento gastronomico negli spazi della Galleria civica d’arte moderna e contemporanea, che non ospitava iniziative di questo tipo dal 1959.
Chef classe 1987, con madre canadese e padre cinese, Chan è cresciuto tra Hong Kong, Canada e Inghilterra e parla sei lingue. Nel 2017 ha fondato a Londra, insieme all’amico e socio Iré Hassan-Odukale, Ikoyi, ristorante insignito di due stelle Michelin e indicato al 15esimo posto nella classifica World’s 50 Best Restaurants 2026. Torino è tra le sue destinazioni preferite e tra i suoi progetti figura anche il sogno di aprire un ristorante in Italia.
Un menu tra due esperienze
Per la serata alla Gam, Chan ha costruito un menu pensato per mettere in relazione la propria esperienza con quella di Niko Romito e con ciò che ha conosciuto della città. Il contesto espositivo ha aggiunto un ulteriore elemento al lavoro dello chef, chiamato a confrontarsi con le opere d’arte e con un ambiente diverso da quello abituale di un ristorante.
La proposta nasce dall’incontro tra approcci differenti. Romito dedica grande attenzione alle verdure e alle loro possibilità, mentre Chan ha scelto di portare piatti nei quali la carne assume un ruolo più centrale. Il menu punta a restituire la stagionalità, l’uso delle spezie e l’identità del ristorante londinese, senza riproporre preparazioni già conosciute dal pubblico. Per Chan, il confronto deve avvenire su un terreno neutrale e alla pari, con l’obiettivo di offrire una sintesi autentica dei due percorsi.
Tradizione e innovazione
Nel raccontare il proprio metodo, lo chef spiega di trovare ispirazione nella natura, negli alimenti assaggiati, nelle immagini e nelle esperienze personali. Il suo lavoro non parte necessariamente dalla tradizione, ma da ricordi, pensieri ed emozioni, oltre che dall’estetica e da ciò che osserva intorno a sé. L’obiettivo è realizzare una cucina senza tempo, capace di esprimere una visione personale.
Chan considera la cucina italiana una delle grandi tradizioni gastronomiche di riferimento nel mondo. A suo giudizio, le radici solide e il forte legame emotivo degli italiani con il cibo rendono complesso rompere gli schemi, anche se alcuni chef riescono a proporre innovazioni convincenti. Le tendenze, osserva, cambiano rapidamente: oggi molti clienti mostrano interesse per le identità delle cucine nazionali e per tradizioni diverse, mentre le proposte più sperimentali devono trovare un equilibrio con aspettative e ricordi legati alla tavola.
Un’ulteriore trasformazione riguarda il consumo di alcol. Secondo Chan, cresce l’attenzione verso la salute e una parte del pubblico si sta allontanando dal vino, pur restando forte l’interesse per la sua storia. Nel suo ristorante la maggioranza dei clienti continua a sceglierlo, ma il tè è sempre più richiesto. Lo chef si definisce un bevitore moderato, pur dichiarando di apprezzare in particolare il vino italiano e quello piemontese.