Domani, 27 ottobre, famiglie e associazioni porteranno davanti al Consiglio regionale del Piemonte, in via Alfieri a Torino, la protesta per le difficoltà nell’accesso alle cure destinate agli anziani non autosufficienti e alle persone con disabilità. Il presidio è previsto dalle 9 alle 11 e punta a richiamare l’attenzione sui costi dell’assistenza, sulle liste d’attesa e sulla carenza di posti in convenzione nelle residenze sanitarie assistenziali.
Secondo gli organizzatori, la situazione costringe molti nuclei familiari a sostenere direttamente le spese per la permanenza a domicilio, quando possibile, oppure per l’ingresso in Rsa. L’accesso alla quota sanitaria, spiegano, è subordinato a una valutazione clinica ed economica. Una condizione che, sostengono le realtà promotrici dell’iniziativa, colpisce anche il ceto medio e porta molte famiglie a consumare redditi e risparmi.
Liste d’attesa e valutazioni contestate
I dati citati nel volantino della manifestazione indicano oltre 16mila piemontesi malati non autosufficienti privi della quota sanitaria per il ricovero in Rsa e più di 14mila persone in attesa di interventi domiciliari. Nel mirino c’è anche il ricorso alle valutazioni di differibilità, che possono rinviare la presa in carico senza fissare una data certa, anche in presenza di gravi compromissioni delle condizioni di salute.
Le Unità di valutazione geriatrica, sostengono i promotori, dovrebbero fondare le decisioni sulla gravità clinica e sul bisogno di cure, senza considerare il patrimonio familiare o le caratteristiche dell’abitazione. Tra gli elementi contestati viene citato anche il tipo di riscaldamento dell’alloggio. Il comitato richiama inoltre le sentenze 62 e 157 del 2020 della Corte costituzionale, secondo cui il finanziamento e l’attuazione dei livelli essenziali di assistenza devono essere garantiti prima di altre spese.
Le richieste alla Regione
Per l’assistenza a domicilio, le associazioni giudicano insufficienti e discontinue le risorse destinate ai contributi per l’assunzione di assistenti familiari. A loro avviso, manca soprattutto un adeguato intervento sanitario. Anche l’eventuale aumento dei posti letto nelle Rsa, viene sottolineato, non risolverebbe il problema se i nuovi posti restassero interamente a pagamento.
Tra le proposte figura un incremento graduale delle risorse, indicato in 50 milioni di euro all’anno, per ridurre le liste d’attesa relative alla quota sanitaria dei ricoveri. Viene chiesta anche una riforma del sistema di valutazione, con accesso alle prestazioni basato sui bisogni di cura e senza discriminazioni legate all’età, alla patologia o alla condizione economica.
Il comitato propone inoltre una riorganizzazione dei servizi nelle Rsa, con nuclei per le cure palliative, la terapia del dolore, la riabilitazione, le persone con Alzheimer e i centri diurni. Tra le richieste ci sono il rafforzamento degli standard professionali, il collegamento con gli ospedali di comunità e una maggiore integrazione tra attività sanitarie e socio-assistenziali.
Al presidente del Consiglio regionale Nicco e all’assemblea piemontese viene sollecitata un’azione nei confronti della Direzione sanità regionale per l’applicazione del Piano socio-sanitario e la pubblicazione dei dati sulle valutazioni, sulle domande di ricovero e di assistenza domiciliare e sulle quote sanitarie attivate. La richiesta conclusiva è che le cure in Rsa e a domicilio siano garantite dal Servizio sanitario, mentre il contributo volontario dei familiari possa integrare l’assistenza senza sostituirla.