Al Tribunale di Torino arriva la vertenza promossa da alcuni ex dipendenti della Postalcoop di Grugliasco, rimasti senza lavoro dopo la crisi dell’azienda. I lavoratori chiedono il reintegro, l’assunzione diretta da parte di Poste Italiane e il riconoscimento di retribuzioni ritenute più adeguate rispetto a quelle applicate durante il periodo di attività in subappalto.
La discussione della causa civile inizierà il 25 settembre e proseguirà nei mesi successivi. L’azione è stata avviata con il sostegno della Cgil e degli avvocati Alessandro Mortara e Franco Balzan nei confronti di Poste Italiane, Nexive e Opera Delivery. Secondo la ricostruzione dei lavoratori, per anni gli addetti hanno consegnato pacchi e svolto servizi postali nell’ambito di appalti e subappalti riconducibili alle società coinvolte.
La perdita del lavoro
Le persone senza stipendio sono circa trenta. Il passaggio decisivo risale al 22 novembre 2025, quando per Postalcoop è scattata l’amministrazione giudiziale. L’azienda si occupava soprattutto di consegne rapide, ma aveva investito anche in attività di ristorazione, tra cui il locale Norman di Torino, sottoposto a sequestro nell’autunno dello scorso anno.
La società è inoltre coinvolta nell’inchiesta della polizia economico-finanziaria di Torino, coordinata dalla sostituta procuratrice Giulia Marchetti, che ha ipotizzato una frode fiscale da 100 milioni di euro anche nel comparto della logistica. Gli investigatori contestano, tra gli altri aspetti, l’utilizzo di contratti d’appalto ritenuti fittizi e il mancato pagamento sistematico delle imposte. L’indagine penale procede separatamente rispetto alla causa civile avviata dai lavoratori.
Le richieste dei lavoratori
La Cgil sostiene che la perdita dell’occupazione sia stata una conseguenza delle ripercussioni seguite ai sequestri e all’interruzione delle attività. Tra i problemi segnalati dal sindacato ci sono anche le tessere carburante non più ricaricate per gli autisti dei furgoni utilizzati nelle consegne.
Al centro della causa ci sono i contratti applicati agli addetti, che secondo il sindacato non prevedevano la clausola sociale. Per questo, i lavoratori non sarebbero stati riassorbiti dalle imprese subentrate nelle mansioni che svolgevano in precedenza. La Cgil sostiene inoltre che, poiché l’attività era svolta di fatto per Poste Italiane, debba essere il gruppo a procedere al reintegro e a riconoscere gli adeguamenti salariali richiesti.
In occasione della prima udienza, gli ex dipendenti hanno annunciato un presidio davanti al Palazzo di giustizia di Torino. L’iniziativa è stata promossa con lo slogan Resa dei conti, atto finale: vogliamo giustizia dopo un anno senza lavoro. Poste Italiane, contattata sulla vicenda, ha scelto di non rilasciare dichiarazioni.