Il 74% degli studenti universitari dorme meno delle 8-9 ore raccomandate dall’Associazione mondiale di medicina del sonno. Il dato emerge dalle attività del Centro di Medicina del Sonno dell’ospedale Molinette di Torino, struttura della Città della Salute e della Scienza, che richiama l’attenzione sulla diffusione dei disturbi del ritmo circadiano tra i giovani e nella popolazione generale.
Secondo le informazioni diffuse dalla Città della Salute, circa il 20% degli studenti presenta caratteristiche riconducibili a un disturbo del ritmo circadiano, comunemente definito cronotipo serale o gufo patologico. Chi ne soffre tende ad addormentarsi più tardi rispetto alla media e avrebbe bisogno di prolungare il riposo nella prima parte della mattina, una possibilità spesso incompatibile con gli orari scolastici, universitari e lavorativi.
Le conseguenze della deprivazione
La distanza tra gli orari biologici e quelli imposti dalla vita quotidiana può determinare una riduzione del tempo dedicato al riposo, la cosiddetta deprivazione di sonno o social jet lag. Tra le conseguenze indicate figurano maggiore stress, affaticamento durante il giorno, sonnolenza patologica, sintomi ansiosi e depressivi e una riduzione del rendimento scolastico. Il disturbo, inoltre, può essere sottodiagnosticato o confuso con l’insonnia. La prevalenza stimata nella popolazione generale è compresa tra il 7% e il 16%, pari a circa 45mila persone in Piemonte.
Il sonno svolge un ruolo nei processi che regolano attenzione, memoria ed emozioni, oltre che nella funzione ormonale e cardiovascolare. Le alterazioni quantitative o qualitative del riposo sono state associate, secondo le evidenze scientifiche richiamate dalla struttura, a un maggiore rischio di infarto, ictus, diabete, obesità, cancro e demenza, con ricadute anche sui costi sanitari e sociali.
Diagnosi e percorsi personalizzati
Presso il Centro regionale di Medicina del Sonno delle Molinette, diretto dal professor Alessandro Cicolin e attivo in collaborazione con i Dipartimenti di Neuroscienze e Psicologia dell’Università di Torino, vengono predisposti percorsi terapeutici individualizzati. La valutazione si basa sul monitoraggio strumentale del ciclo sonno-veglia e può comprendere tecniche comportamentali non farmacologiche, come la cronoterapia, la fotostimolazione con luce calibrata al risveglio e la melatonina.
Fondato nel 1999 e riconosciuto dal 2003 come centro regionale per i disturbi del sonno, il servizio segue oltre 9.000 pazienti con insonnie croniche complesse, disturbi motori e respiratori, sonnambulismo, epilessia nel sonno, narcolessia e alterazioni del ritmo circadiano. Svolge attività diagnostica attraverso monitoraggi del ciclo sonno-veglia, polisonnografie e test di vigilanza, oltre a trattamenti farmacologici, non farmacologici e ventilazione non invasiva.
Il direttore generale dell’AOU Città della Salute e della Scienza, Livio Tranchida, ha sottolineato l’aumento dei problemi legati al sonno tra i giovani. L’assessore regionale alla Sanità, Federico Riboldi, ha richiamato l’importanza di informazione, prevenzione e diagnosi corrette per disturbi spesso sottovalutati e capaci di incidere sulla salute fisica, psicologica e sulla qualità della vita.