Decisione giudiziaria

Respinta a Torino la richiesta di Roggero: resta in carcere

Il collegio piemontese nega l’attesa fuori dal penitenziario durante l’esame dell’istanza di clemenza al Quirinale.

Respinta a Torino la richiesta di Roggero: resta in carcere

Mario Roggero resta in carcere. Il tribunale di sorveglianza di Torino ha respinto la richiesta di differimento della pena presentata dal gioielliere di 72 anni, condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi di reclusione per l’uccisione di due rapinatori e il tentato omicidio di un terzo.

La vicenda risale al 28 aprile 2021, quando nella gioielleria di Roggero, a Grinzane Cavour, in provincia di Cuneo, entrarono tre rapinatori, uno dei quali impugnava una pistola. Secondo quanto ricostruito nel procedimento, il commerciante li inseguì all’esterno e sparò più volte quando la rapina era ormai terminata. La difesa aveva chiesto la sospensione temporanea dell’esecuzione della pena, in attesa che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella esaminasse la domanda di grazia presentata dai familiari.

Le motivazioni del tribunale

Nell’ordinanza, il collegio presieduto da Marco Viglino sottolinea che un eventuale rinvio dell’esecuzione avrebbe potuto apparire come un’intrusione della magistratura di sorveglianza in una materia di competenza esclusiva del presidente della Repubblica. I giudici rilevano inoltre il carattere divisivo della vicenda nell’opinione pubblica e ritengono che l’eventuale modifica della pena debba rimanere affidata alla valutazione del capo dello Stato.

Il tribunale affronta anche il tema della reazione di Roggero. I magistrati ricordano che nei precedenti gradi di giudizio è stata esclusa la legittima difesa, ma osservano che la condotta di una persona aggredita non può essere valutata con una precisione assoluta e che, in simili circostanze, può intervenire uno stato di shock emotivo capace di provocare reazioni inconsulte. Secondo l’ordinanza, tuttavia, questi elementi non giustificano una sospensione preventiva della pena da parte dei giudici.

Il ricorso e la detenzione a Bollate

La difesa, rappresentata dall’avvocato Stefano Marcolini, ha annunciato il ricorso in Cassazione contro il provvedimento. Una seconda udienza sulla medesima istanza è stata fissata per mercoledì 16 settembre dal tribunale del riesame di Milano, circostanza definita inusuale dagli stessi legali, poiché coinvolge due uffici giudiziari diversi.

Roggero è detenuto nel carcere di Bollate, in Lombardia, dallo scorso luglio. Non ha mai chiesto scusa né manifestato pentimento per i fatti per i quali è stato condannato. Nel penitenziario lavora come contabile in un ufficio e, secondo quanto riferito dal suo difensore, mantiene un morale alto nonostante le condizioni della detenzione. La gioielleria è oggi gestita dalla moglie e da una delle figlie.

Sulla decisione è intervenuto il parlamentare della Lega Giorgio Maria Bergesio, che ha espresso rammarico per il mancato differimento, ribadendo al tempo stesso il rispetto per la magistratura. Bergesio ha dichiarato la vicinanza alla famiglia e annunciato che la Lega raccoglierà fondi a Pontida per contribuire alle spese legali sostenute dai familiari.