La proposta di deliberazione di iniziativa popolare sull’ex Fonderia Nebiolo non ha superato il test di ammissibilità del Comune di Torino. L’iniziativa chiedeva la revoca del progetto relativo all’area di via Bologna 55, indicato nel dibattito politico come una proposta anti-moschea.
Palazzo di Città ha motivato la decisione sostenendo che si tratta di un procedimento complesso, che non rientrerebbe nella competenza esclusiva dell’amministrazione comunale. Le verifiche hanno riguardato la sussistenza dei requisiti necessari per procedere con la proposta popolare.
La contestazione dell’inammissibilità
La decisione del Comune non sembra però destinata a chiudere la vicenda. Futuro Nazionale ha annunciato l’intenzione di presentare ricorso, contestando l’esito delle verifiche svolte dall’ente. Il partito sostiene che la procedura adottata abbia impedito di affrontare nel merito la richiesta relativa al futuro dell’ex stabilimento.
La formazione politica ha annunciato che la questione potrebbe quindi passare dal Palazzo Civico al Tribunale amministrativo regionale. In una dichiarazione dai toni duri, Futuro Nazionale ha affermato: "Smaschereremo il tranello teso da Lo Russo". Il riferimento è al sindaco di Torino, chiamato in causa nella polemica sull’ammissibilità della proposta.
Il futuro dell’area
Al centro del confronto resta il destino dell’ex Fonderia Nebiolo, struttura indicata nell’articolo anche in relazione a corso Novara. Da una parte c’è la richiesta di revocare il progetto attraverso uno strumento di iniziativa popolare; dall’altra, la posizione del Comune, che ritiene l’iter non riconducibile a una competenza esclusivamente municipale.
Il possibile ricorso al TAR potrebbe dunque spostare il confronto sul piano della legittimità della decisione amministrativa. Al momento, l’unico passaggio formalizzato è la dichiarazione di inammissibilità della proposta da parte del Comune di Torino, mentre l’annunciata iniziativa giudiziaria dovrà essere verificata attraverso la successiva presentazione dell’atto.