La diffusione del pesce siluro e gli effetti delle specie alloctone invasive sugli ecosistemi d’acqua dolce sono al centro della mostra Predator, il pirata d’acqua dolce: storia di un’invasione silenziosa, ospitata dal Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino, in via Accademia Albertina. L’esposizione resterà aperta fino al 14 settembre ed è inserita tra le iniziative dedicate ai progetti europei promosse dalla Città metropolitana di Torino.
Il caso del Silurus glanis
Il percorso espositivo presenta il caso del Silurus glanis, specie originaria dell’Europa centro-orientale. Il pesce siluro, introdotto in diversi ambienti, può alterare gli equilibri naturali di fiumi e laghi e incidere sulla biodiversità. La mostra descrive una presenza difficile da percepire nell’immediato, ma associata a conseguenze rilevanti per gli ecosistemi e per le specie che li abitano.
Attraverso pannelli e contenuti scientifici, l’allestimento illustra le principali strategie di prevenzione, monitoraggio e contrasto alla diffusione del predatore nei laghi del Sud Europa. L’obiettivo è fornire elementi per comprendere il fenomeno delle invasioni biologiche e le difficoltà legate alla tutela degli ambienti d’acqua dolce, messi sotto pressione dalla perdita di biodiversità.
La collaborazione europea
La mostra è stata realizzata nell’ambito del progetto europeo LIFE PREDATOR, sviluppato in collaborazione con il Museo Regionale di Scienze Naturali. L’iniziativa coinvolge la Città metropolitana di Torino all’interno di un network guidato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche – Istituto di Ricerca sulle Acque.
Alla rete partecipano anche le Aree protette delle Alpi Cozie, una società di consulenza ambientale ittica, la Facoltà di Scienze dell’Università di Lisbona e il Centro Biologico dell’Accademia delle Scienze della Repubblica Ceca. Il progetto mette quindi in comune competenze scientifiche e territoriali per affrontare la presenza del siluro e più in generale il problema delle specie invasive nei bacini europei.
La tutela dell’ambiente e la cooperazione tra enti di ricerca e istituzioni rappresentano il filo conduttore dell’esposizione, che utilizza il caso del pesce siluro per raccontare una delle pressioni esercitate sugli ecosistemi acquatici. La mostra è visitabile nei locali del museo torinese fino al 14 settembre.