Enrico Vanzina torna a Torino con un progetto legato alla memoria personale. Dal 18 settembre al 10 ottobre, la Galleria Biasutti & Biasutti ospita una raccolta di cinquanta immagini realizzate dall’autore, la cui inaugurazione è prevista alle 18. Non si tratta di un film, ma di un percorso fotografico che affianca immagini della vita privata a scatti legati alla carriera cinematografica.
Per Vanzina è il quarto appuntamento espositivo nella galleria torinese. L’ultima mostra era stata organizzata due anni fa nella Cripta di San Michele Arcangelo. Il rapporto con il capoluogo piemontese, però, non nasce soltanto dalla collaborazione con la galleria. Lo scrittore e regista ha ricordato le proprie radici familiari in Piemonte: il nonno Alberto, padre del regista Steno, era nato ad Arona.
La fotografia come memoria
La nuova raccolta comprende immagini tratte da film realizzati insieme al fratello Carlo e al padre, considerate parte della memoria collettiva, ma anche fotografie di famiglia, scatti dell’infanzia e momenti condivisi con amici e lettori. Il progetto, ha spiegato Vanzina, segue in parte il percorso della sua carriera e nasce dal desiderio di fissare sulla carta ricordi particolarmente personali.
Tra le immagini più difficili da osservare c’è quella che ritrae Enrico e Carlo Vanzina bambini. I due fratelli sono insieme, sorridenti e inconsapevoli di ciò che il futuro avrebbe riservato loro. Per l’autore, quello scatto rappresenta un momento di felicità, reso più doloroso dalla successiva scomparsa del fratello. La fotografia restituisce anche l’idea di un legame destinato a trasformarsi in una collaborazione professionale vissuta con entusiasmo.
Per realizzare le immagini Vanzina ha utilizzato una Instant Fuji, una macchina che richiama il funzionamento delle Polaroid. Nel suo approccio, tuttavia, la perfezione tecnica occupa un ruolo secondario. A contare è soprattutto lo sguardo di chi fotografa, una capacità che, secondo il regista, non può essere sostituita dalla tecnologia. Il digitale ha reso più semplice per tutti raccontare attraverso immagini e video, ma non ha eliminato la necessità di un punto di vista personale.
Il legame con il Piemonte
Nel racconto di Vanzina, il tempo è un elemento centrale tanto della fotografia quanto del cinema. Ogni storia mostra le trasformazioni che il tempo impone ai personaggi, ai sentimenti e alle situazioni. Tra gli esempi citati c’è Sapore di mare, film letto come una riflessione sul tempo passato, capace di continuare a parlare a generazioni diverse.
Il rapporto con Torino è stato alimentato anche da alcune relazioni personali. Vanzina ha ricordato l’amicizia con Ugo Nespolo, artista che frequenta da circa quindici anni, e il rapporto con Giovanni Agnelli. L’incontro con l’Avvocato era nato dalla comune passione per il calcio: in alcune occasioni Agnelli lo invitava ad assistere alle partite tra Juventus e Roma. Un legame circoscritto all’ambito sportivo, ma descritto come un’esperienza significativa nella sua vita.
Parlando di sé, Vanzina ha scelto infine una definizione essenziale: l’uomo che racconta. Una formula che riassume un percorso sviluppato tra cinema, scrittura e fotografia, e che trova nella nuova esposizione torinese un ulteriore modo per condividere vicende familiari, incontri e passaggi della propria storia.