A Torino un gruppo di docenti dell’Università popolare ha chiesto le dimissioni della presidenza, ma la richiesta è stata respinta. La vicenda ha aperto una fase di forte tensione all’interno dell’istituzione, coinvolgendo insegnanti e vertici dell’ateneo.
La protesta dei professori
Al centro della contestazione c’è un caso di revenge porn, richiamato dai professori tra le ragioni alla base della loro iniziativa. Dal testo disponibile non emergono ulteriori dettagli sulle persone coinvolte, né sulle circostanze precise della vicenda. Il riferimento resta quindi quello contenuto nella protesta e nelle motivazioni addotte dal gruppo di docenti.
La presidenza ha comunque respinto la richiesta di dimissioni. Il rigetto non ha chiuso il confronto interno, che resta legato alla gestione della vicenda e alle responsabilità attribuite dai contestatori ai vertici dell’Università popolare.
L’altra denuncia sui conti
Sullo sfondo c’è anche un’ulteriore denuncia, sintetizzata nell’accusa secondo cui sarebbero spariti soldi dalle casse dell’ente. Anche su questo punto, nel materiale disponibile non vengono indicati importi, periodi o eventuali esiti di verifiche e accertamenti. Si tratta dunque di un’addebito ancora da circostanziare e da verificare.
La protesta riunisce quindi due elementi distinti: il caso di revenge porn e la segnalazione relativa alla gestione delle risorse economiche. Al momento, l’unico esito riportato è il rifiuto delle dimissioni richieste alla presidenza. Non sono indicati ulteriori provvedimenti o decisioni adottati dall’istituzione dopo il confronto con i docenti.