I giudici della Corte d’Assise d’appello di Torino hanno depositato le motivazioni con cui è stata confermata la condanna all’ergastolo di Giovanni Salamone per l’omicidio della moglie, Patrizia Russo. Secondo la sentenza, l’uomo ha agito con piena consapevolezza e non in seguito a un improvviso blackout mentale.
La ricostruzione dei giudici
Salamone avrebbe ucciso la moglie con nove coltellate dopo avere trascorso alcune ore a rimuginare su una discussione legata al denaro. Per i giudici, quindi, non si sarebbe trattato di un gesto maturato in un momento di perdita improvvisa della capacità di intendere e di volere.
La Corte ha escluso che l’imputato fosse incapace di intendere e di volere al momento dei fatti. Nelle motivazioni viene sottolineato che l’azione sarebbe stata preceduta da una riflessione prolungata sulla lite, un elemento ritenuto incompatibile con l’ipotesi di un’azione compiuta durante un blackout mentale.
Il movente indicato nelle prime dichiarazioni
Un altro passaggio centrale riguarda le dichiarazioni rese da Salamone subito dopo il delitto. In quella fase, secondo quanto riportato dai giudici, sarebbe stato lo stesso uomo a indicare l’elemento che la Corte considera il movente dell’aggressione: la discussione sul denaro avuta con la moglie.
La sentenza d’appello definisce dunque futili le ragioni all’origine dell’omicidio e conferma la pena dell’ergastolo. Le motivazioni depositate a Torino escludono sia l’incapacità di intendere e di volere sia l’ipotesi di un omicidio provocato da una reazione improvvisa e incontrollata.