Il Partito democratico piemontese chiede alla giunta regionale chiarimenti sull’introduzione della ricetta dematerializzata, la cosiddetta Dema, nei servizi territoriali ad accesso diretto. Al centro della contestazione ci sono i Serd, dedicati alle dipendenze, i servizi di salute mentale e la neuropsichiatria infantile. Secondo la consigliera regionale Monica Canalis, il nuovo sistema non avrebbe tenuto conto delle caratteristiche organizzative e normative di queste strutture.
La questione riguarda servizi che operano secondo modalità diverse rispetto alla specialistica ambulatoriale tradizionale. Serd, Csm e Npi si basano infatti su percorsi di presa in carico continuativa, spesso affidati a équipe multiprofessionali, e non soltanto sull’erogazione di singole prestazioni prescritte di volta in volta. Per il Pd, questa specificità avrebbe dovuto essere riconosciuta nelle indicazioni regionali rivolte alle aziende sanitarie.
Il nodo della riservatezza
Un ulteriore profilo di criticità riguarda la tutela dei dati personali, soprattutto nel settore delle dipendenze patologiche. Canalis segnala che l’anonimato rappresenta un elemento strutturale del percorso di cura nei servizi per le dipendenze e che l’applicazione della Dema potrebbe creare difficoltà sul piano della riservatezza. La consigliera sostiene inoltre che i servizi territoriali stiano continuando a operare senza indicazioni univoche da parte della Regione rivolte alle direzioni aziendali.
Secondo la ricostruzione del Pd, dal 1° marzo 2026 l’auto-impegnativa aziendale avrebbe dovuto essere sostituita dalla ricetta dematerializzata anche nei servizi ad accesso diretto. In assenza di disposizioni capaci di riconoscere la loro specificità organizzativa, legale e clinica, le strutture avrebbero però scelto autonomamente di mantenere l’auto-impegnativa, così da garantire la continuità della presa in carico dei pazienti.
Le difficoltà nei sistemi informatici
La soluzione adottata in via autonoma starebbe ora mostrando i suoi limiti. La Regione, spiega ancora Canalis, ha mantenuto tra gli obiettivi delle aziende sanitarie anche il numero di prestazioni erogate dai servizi ad accesso diretto. Le piattaforme informatiche, tuttavia, non sarebbero in grado di caricare correttamente queste attività perché non supportano i relativi percorsi attraverso la ricetta Dema.
Il problema investe quindi anche la rendicontazione delle attività. La mancata o incompleta registrazione delle prestazioni può avere conseguenze sui flussi informativi e sui rapporti amministrativi di debito e credito. Per questo il Partito democratico sollecita la Regione a intervenire rapidamente e a fornire alle Asl istruzioni chiare, in modo da evitare ulteriori difficoltà nella gestione dei percorsi assistenziali e nella contabilizzazione delle prestazioni svolte.