Don Mario Foradini, decano dei parroci torinesi, ha compiuto 90 anni il 26 maggio e ha celebrato il traguardo dei cinquant’anni alla guida della chiesa di San Secondo, nel quartiere alle spalle della stazione di Porta Nuova. Per una sede metropolitana si tratta di una permanenza eccezionale, considerata la consuetudine delle diocesi più grandi di alternare periodicamente i parroci.
Il sacerdote arrivò nella parrocchia nel 1976, mandato dall’allora cardinale di Torino Michele Pellegrino, dopo dodici anni trascorsi nella parrocchia di Sant’Anna, in via Medici. Prima di lui, a San Secondo, aveva svolto il proprio ministero per mezzo secolo monsignor Pinardi. Foradini racconta di averne seguito l’esempio, cercando di tradurre nella vita quotidiana il comandamento dell’amore verso Dio e verso il prossimo.
Le trasformazioni del quartiere
Quando iniziò il suo incarico, il territorio era segnato da povertà, violenza e conflitti politici. Il parroco ricorda le bande che si affrontavano nelle strade, la diffusione della droga e le tensioni sociali che spesso sfociavano in scontri e devastazioni. In quegli anni collaborò anche con don Luigi Ciotti, impegnato nel contrasto alle dipendenze attraverso il Gruppo Abele e, successivamente, Libera.
Secondo Foradini, oggi il contesto è cambiato, ma non sono venute meno le fragilità. I giovani, sostiene, vivono spesso una condizione di solitudine e di abbandono, aggravata dall’uso pervasivo dei cellulari e dei social network. Il sacerdote richiama quindi responsabilità politiche, sociali, familiari e umanitarie, invitando a non ricondurre ogni difficoltà esclusivamente alle scelte individuali.
In mezzo secolo a San Secondo ha celebrato almeno 27 mila messe, che considera il momento centrale del proprio ministero. Ha seguito anche numerose coppie, sebbene i matrimoni siano diminuiti negli ultimi anni, e continua a indicare nella dimensione spirituale una chiave per comprendere il senso dell’amore e della solidarietà.
Le opere per le persone fragili
Nel corso degli anni Foradini ha promosso o sostenuto diversi progetti: dalla casa alpina di Pragelato, nata negli anni Ottanta per aiutare i giovani alle prese con l’eroina, agli ospedali in Africa, passando per l’Opera della Misericordia per i poveri e la Clinica della Memoria di Collegno, dedicata ai malati di Alzheimer.
Il progetto a cui guarda oggi è la Collina di tutti i popoli, nell’area di strada Traforo del Pino, sulla collina torinese. L’obiettivo è ristrutturare l’ex Città dei Ragazzi e trasformarla in un centro destinato ad accogliere oltre cento persone in difficoltà, comprese madri fragili ed ex detenuti. Un’iniziativa che, nelle parole del sacerdote, nasce dall’idea che solo chi conosce la sofferenza possa comprendere davvero quella degli altri.