Politiche sociali

Piemonte, il confronto sulle cure per una popolazione più anziana

Esperti, sindacati e istituzioni chiedono risorse, personale e un nuovo modello assistenziale

Piemonte, il confronto sulle cure per una popolazione più anziana

In Piemonte l’aumento dell’età media impone una revisione delle modalità di assistenza alle persone anziane, soprattutto a quelle non autosufficienti. Il tema è stato al centro dell’incontro Vivere a lungo, vivere meglio, organizzato alla Nuvola Lavazza di Torino, dove rappresentanti delle istituzioni, esperti, sindacati, cooperative e realtà del terzo settore hanno discusso di domiciliarità, strutture residenziali e sostegni economici alle famiglie.

Ad aprire il confronto è stata Cristina Freguja, direttrice del Dipartimento per le statistiche sociali e demografiche dell’Istat, secondo cui entro il 2050 la popolazione compresa tra i 75 e gli 89 anni sarà quadruplicata. La crescita della longevità, è stato sottolineato durante i lavori, non coincide necessariamente con un miglioramento della qualità della vita e rischia di aggravare la pressione su famiglie, servizi sanitari e strutture per anziani.

Più assistenza a casa e personale qualificato

Leonardo Palombi, direttore scientifico della Fondazione Età Grande Ets, ha proposto di attivare cinque assistenze domiciliari per ogni posto letto in Rsa. Il modello, secondo la proposta, dovrebbe essere gestito dalle stesse residenze sanitarie assistenziali e dalle cooperative accreditate, con una media di 13 ore settimanali per ciascun intervento. Per reperire il personale, Palombi ha indicato i 57 mila Neet piemontesi, giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano, ipotizzando percorsi part time sostenuti da un reddito.

Cooperative e organizzazioni sindacali hanno invece richiamato la necessità di migliorare gli stipendi degli operatori impegnati nelle Rsa e nell’assistenza domiciliare. I segretari regionali di Cgil, Cisl e Uil hanno chiesto un rafforzamento dei servizi a casa e interventi per ridurre le liste d’attesa. La Cgil ha proposto di destinare una quota dell’Irpef proprio a questo obiettivo. Maria Grazia Breda, portavoce della Fondazione Promozione Sociale, ha evidenziato la mancanza di un diritto effettivo a un assegno di cura o a contributi per assumere personale, sostenendo che le famiglie in attesa di aiuto domiciliare sono più numerose di quelle in lista per una Rsa.

Verso un nuovo modello regionale

Dal sindaco di Torino Stefano Lo Russo è arrivata la richiesta di maggiori investimenti pubblici, mentre monsignor Vincenzo Paglia ha sollecitato Governo, Regioni e Comuni a mettere in campo interventi concreti per quella che ha definito la prima generazione di anziani di massa. La ministra del Lavoro Marina Elvira Calderone ha ricordato le risorse aggiuntive inserite nella legge di Bilancio e l’applicazione della legge 33 sulla riforma delle politiche per le persone anziane non autosufficienti. Calderone ha inoltre indicato il welfare privato come possibile sostegno, precisando che non può sostituire quello pubblico.

La proposta della Regione è stata illustrata dal presidente Alberto Cirio, che ha sostenuto la necessità di superare l’attuale organizzazione. Secondo i dati citati durante l’incontro, le convenzioni sono passate da 28.255 nel 2020 a 37.054 nel 2026, senza risolvere il problema dell’aumento della domanda. Per questo la Regione lavora al progetto delle Rsa dei servizi, strutture nelle quali accedere anche per singole prestazioni sanitarie e per servizi di telemedicina, senza ricorrere necessariamente al ricovero.

A conclusione dell’iniziativa, Mariella Enoc, coordinatrice della Silver Economy di Confindustria Piemonte, ha proposto di raccogliere le idee emerse in un manifesto con proposte operative e sperimentazioni. Il direttore de La Stampa Antonio Di Rosa ha ribadito la necessità che l’informazione dia voce alle persone fragili e che il confronto prosegua fino alla realizzazione di interventi concreti.