Un professore dell’istituto superiore Grassi di Torino è stato aggredito durante un’interrogazione da uno studente di 14 anni. Il ragazzo lo avrebbe colpito con alcuni pugni e poi gli avrebbe lanciato contro una sedia. Il docente ha riportato ferite per le quali è stata stabilita una prognosi di 30 giorni, mentre l’alunno è stato denunciato per lesioni aggravate.
L’episodio ha riacceso il dibattito sulla violenza nelle scuole e sul rapporto tra famiglie, studenti e insegnanti. A intervenire è Concetta Parafioriti, dirigente dell’Ufficio scolastico territoriale e figura corrispondente all’ex provveditore di Torino, secondo la quale di fronte a situazioni di questo tipo è necessario che gli adulti assumano una responsabilità comune.
Il ruolo delle famiglie
Parafioriti ha sottolineato la necessità di un’alleanza tra scuola e famiglia. Se un figlio torna a casa lamentandosi di un docente, ha spiegato, i genitori non dovrebbero dargli automaticamente ragione. È corretto chiedere spiegazioni e affrontare eventuali problemi, ma senza sminuire la figura dell’insegnante davanti ai ragazzi.
La dirigente ha osservato che episodi simili, anche solo dieci anni fa, sarebbero apparsi impensabili nel contesto scolastico. A suo giudizio, nel tempo si è indebolito il rispetto verso i docenti, mentre in alcuni casi le famiglie arrivano a contestare formalmente bocciature o decisioni didattiche non condivise. Per questo, ha richiamato la necessità di essere compatti tra adulti e di non lasciare soli né gli insegnanti né i ragazzi.
Disagio giovanile e prevenzione
Secondo Parafioriti, un comportamento violento può essere il segnale di un disagio non immediatamente visibile. Scuola e famiglia, ha affermato, devono prestare attenzione ai cambiamenti e intervenire senza fingere che il problema non esista. Mostrare paura di fronte alla violenza, nella sua valutazione, rischia di alimentarla anziché contrastarla.
La dirigente ha indicato nella responsabilizzazione degli studenti e nel dialogo gli strumenti principali per prevenire nuove aggressioni. I ragazzi, ha spiegato, devono comprendere che esistono modalità diverse dalla violenza per affrontare conflitti e difficoltà. Un compito che riguarda i genitori, la scuola e più in generale l’intera comunità.
Parafioriti ha comunque invitato a non diffondere allarmismi sulla sicurezza degli istituti. Sul caso è intervenuta anche Claudia Zanella, segretaria regionale della Cisl, che ha definito l’aggressione un episodio di estrema gravità e ha richiamato l’attenzione sui rischi affrontati dal personale scolastico nello svolgimento del proprio lavoro.
Per la rappresentante sindacale, l’incolumità dei lavoratori della scuola deve diventare una priorità. La prevenzione passa dall’intercettazione del disagio giovanile e dal rafforzamento della collaborazione tra istituti, famiglie, istituzioni e territorio. La scuola, ha concluso, non può essere lasciata sola ad affrontare una sfida che riguarda sia la tutela di chi vi lavora sia la crescita delle nuove generazioni.