La difesa del cassiere di 42 anni accusato di violenza sessuale nei confronti di una 13enne e di una 40enne ha presentato ricorso in Cassazione contro l’ordinanza del tribunale del riesame di Torino, che ha disposto la custodia cautelare in carcere. L’atto è stato depositato il 25 settembre, ultimo giorno utile, dall’avvocata Francesca D’Urzo.
La vicenda riguarda fatti avvenuti il 28 agosto in un minimarket del quartiere Borgo Vittoria, a Torino. Secondo la ricostruzione contenuta negli atti, la ragazza si era recata nel negozio per acquistare alcune bibite e, al momento del pagamento, sarebbe stata sottoposta a toccamenti non consensuali. Dalle immagini delle telecamere sarebbe inoltre emerso un precedente episodio ai danni di una donna di circa 40 anni, che non risulta abbia presentato denuncia.
Le contestazioni della difesa
Il ricorso si concentra su un presunto vizio motivazionale e sull’omessa valutazione di un elemento ritenuto decisivo. Il primo punto riguarda il domicilio. Il riesame aveva indicato gli arresti domiciliari come misura più idonea, sostenendo però che l’indagato non disponesse di un’abitazione adeguata e ritenendo quindi necessario il carcere. La difesa contesta che l’ordinanza non spieghi le ragioni di questa valutazione e sostiene che l’uomo abbia la disponibilità di una casa a Torino, pur senza un regolare contratto di locazione.
Secondo i legali, inoltre, il tribunale avrebbe trascurato la stabilità lavorativa dell’indagato quando ha valutato l’idoneità del domicilio, valorizzandola invece per escludere il pericolo di fuga. La difesa sostiene anche che non siano stati esaminati adeguatamente i possibili postumi psicotraumatici della minorenne, elemento rilevante per stabilire l’eventuale applicazione dell’attenuante della lieve entità.
La decisione sulla misura cautelare
Il riesame aveva osservato che diversi parametri del fatto si collocavano su soglie di bassa gravità, ma aveva ritenuto prematuro riconoscere l’attenuante, anche in relazione allo stato di shock riferito dalla ragazza. La difesa considera contraddittoria questa motivazione e chiede l’annullamento dell’ordinanza.
La decisione della Corte di Cassazione è attesa entro trenta giorni. Se il ricorso sarà accolto, i giudici potranno disporre direttamente una misura cautelare diversa, o nessuna misura, oppure rinviare il caso al riesame. In caso contrario, il 42enne dovrà entrare in carcere. Al momento, tuttavia, non è detenuto, perché il provvedimento del riesame non è immediatamente esecutivo.
L’uomo era stato fermato poche ore dopo i fatti e aveva lasciato il carcere il 31 agosto, dopo la mancata convalida del fermo e l’applicazione dell’obbligo di firma. Il minimarket era stato successivamente imbrattato e sanzionato per carenze amministrative. La vicenda ha alimentato un ampio dibattito politico nazionale e ha portato anche a minacce sui social nei confronti della prima magistrata intervenuta, per la quale la prefettura ha disposto la vigilanza dinamica.