Commercio urbano

A Torino chiude un bar su cinque: pesano affitti e nuovi consumi

In dieci anni le attività sono passate da 2.155 a 1.678, mentre cambiano abitudini e funzione sociale dei locali.

A Torino chiude un bar su cinque: pesano affitti e nuovi consumi

A Torino sono scomparsi 477 bar in dieci anni. Le attività presenti in città sono passate dalle 2.155 del 2015 alle 1.678 del 2025, con una diminuzione del 22,1%. Il dato emerge dall’indagine realizzata da Fipe-Confcommercio insieme al Centro Studi Guglielmo Tagliacarne, che ha analizzato l’evoluzione del settore in Italia e nei principali contesti urbani.

La contrazione torinese si inserisce in un fenomeno più ampio. A livello nazionale, nello stesso arco temporale, hanno chiuso oltre 22 mila esercizi. Tra i fattori indicati nello studio ci sono il livello degli affitti, l’aumento dei costi di gestione e il cambiamento delle abitudini dei consumatori. A questi elementi si aggiunge la crescita della ristorazione informale e del take away, che intercettano una parte della domanda un tempo rivolta ai bar tradizionali.

Affitti e trasformazione dei consumi

Il tema dei canoni è tornato al centro del dibattito cittadino anche per il caso del Caval ’d Brons, locale situato nel cuore di piazza San Carlo e chiuso da dieci anni. La vicenda viene richiamata nel quadro di una discussione più generale sulla sostenibilità economica delle attività collocate nelle zone centrali, dove i costi degli spazi possono incidere in modo rilevante sui bilanci degli esercenti.

La riduzione del numero di bar non dipende però soltanto dalla voce degli affitti. Il dossier segnala il peso complessivo delle spese necessarie a mantenere aperto un esercizio e il progressivo mutamento delle preferenze: cambiano i tempi della giornata, le modalità di consumo e il rapporto con i locali di prossimità. Il bar, infatti, non è soltanto un’attività commerciale, ma anche un luogo di incontro e un presidio quotidiano nei quartieri.

Un ruolo sociale in discussione

La diminuzione registrata a Torino riflette quindi una trasformazione del modello tradizionale, in cui la presenza capillare dei bar contribuiva alla socialità urbana. La riduzione degli esercizi può incidere sulla disponibilità di punti di ritrovo e di servizi informali, soprattutto nelle aree dove il tessuto commerciale è già più fragile.

Il quadro nazionale non è comunque uniforme. Napoli e Potenza figurano tra le poche città in controtendenza rispetto alla diminuzione generale. Il confronto mostra come l’andamento del settore possa variare in base alle caratteristiche dei territori, alla domanda locale e alla capacità degli esercizi di adattarsi a nuovi comportamenti di consumo. Per Torino, i numeri del periodo 2015-2025 descrivono una perdita consistente e riaprono il confronto sul futuro dei locali come attività economiche e luoghi di relazione.