Un cerotto bioartificiale destinato a sostenere il tessuto cardiaco danneggiato da un infarto entra in una nuova fase. Il progetto, sviluppato con il coinvolgimento delle Università di Torino e Pisa e del CNR, sarà sostenuto anche da una campagna di raccolta fondi per finanziare le prossime attività di ricerca.
La tecnologia è pensata per intervenire sul cuore dopo l’infarto miocardico, evento che può lasciare una cicatrice permanente nel muscolo e ridurne la capacità di contrarsi. Il dispositivo è descritto come microstrutturato, elettroconduttivo e biodegradabile, con materiali biocompatibili progettati per limitare il rischio di reazioni avverse. La sua architettura biomimetica riproduce alcune caratteristiche del tessuto miocardico e dovrebbe favorire l’integrazione con le cellule cardiache.
Una ricerca ancora in fase preclinica
Il cerotto viene applicato sulla superficie della parte danneggiata del cuore con l’obiettivo di sostenere il tessuto e contrastare il rimodellamento patologico che può seguire all’infarto. Secondo i ricercatori, il dispositivo potrebbe favorire i processi di riparazione, ma il progetto si trova ancora in fase preclinica: sono in corso test sugli animali per valutarne sicurezza ed efficacia.
Il lavoro riunisce competenze di biologia, ingegneria dei materiali e medicina cardiovascolare. Sono coinvolti il Dipartimento di Scienze Cliniche e Biologiche e il Dipartimento di Scienze Chirurgiche dell’Università di Torino, il Dipartimento di Ingegneria Civile e Industriale dell’Università di Pisa e il CNR-IPCF, con sede a Pisa. Il coordinamento scientifico indicato nel progetto fa riferimento ai ricercatori Roberto Vanni, Caterina Cristallini e Claudia Giachino.
La campagna RePatch
La raccolta fondi si intitola RePatch e prenderà il via il 18 settembre, con l’obiettivo di sostenere la realizzazione di nuovi prototipi e la prosecuzione della sperimentazione. Sarà possibile contribuire a partire da 10 euro attraverso la piattaforma IdeaGinger, nell’ambito di un’iniziativa selezionata dall’Università di Torino. La campagna resterà aperta fino al 18 novembre.
Il progetto prevede anche il coinvolgimento dei sostenitori in una community dedicata, con la possibilità di dialogare con i ricercatori e visitare i laboratori. L’iniziativa rientra nel programma FundsTOgether dell’Università di Torino, che prevede il raddoppio dei fondi raccolti dall’Ateneo fino a un massimo di 10 mila euro. Il finanziamento servirà a portare avanti gli studi necessari prima di un eventuale passaggio alla sperimentazione sull’uomo.