Stefano Lo Russo vinse cinque anni fa il ballottaggio contro Paolo Damilano, diventando sindaco di Torino. Nel suo intervento, Mino Giachino traccia un bilancio fortemente critico dell’amministrazione e, più in generale, degli ultimi decenni di governo della città. Secondo l’autore, dopo le esperienze di Valentino Castellani, Sergio Chiamparino, Piero Fassino e Chiara Appendino, Torino avrebbe perso terreno rispetto ad altri centri del Nord Italia.
Economia e disuguaglianze
Al centro dell’analisi ci sono la crisi dell’industria, la situazione sociale e la difficoltà di rilanciare le periferie. Giachino sostiene che la riduzione della produzione FIAT non sia stata accompagnata da una reazione adeguata da parte delle istituzioni e critica la cessione del gruppo agli investitori francesi. A suo giudizio, anche l’economia cittadina sarebbe ferma da circa quindici anni, mentre città come Milano, Bologna, Padova, Brescia e Bergamo avrebbero registrato una crescita più consistente.
Il riferimento è allo Studio Rota, citato come elemento di supporto alla tesi della stagnazione. L’autore collega la debole dinamica economica all’aumento delle disuguaglianze e descrive come particolarmente pesante la condizione sociale di alcuni quartieri. Per invertire la tendenza, sostiene, non sarebbero sufficienti iniziative assistenziali o occasionali: servirebbero soprattutto posti di lavoro e nuove attività nelle periferie, considerate strumenti essenziali anche per contrastare degrado e insicurezza.
Trasporti, commercio e industria
Nel testo vengono contestate anche le politiche sulle infrastrutture. La prima linea della metropolitana, osserva Giachino, non è ancora completata, mentre i lavori della Metro 2 dovrebbero partire soltanto nel 2027. L’autore auspica inoltre lo stanziamento di 50-70 milioni di euro per portare a termine la linea 1 e giudica insufficiente il ruolo di Torino nel trasporto pubblico locale. Nello stesso quadro inserisce i ritardi della TAV, per la quale prevede l’avvio dei lavori dal lato italiano nel 2027, e il possibile sviluppo dell’interporto di Orbassano, legato secondo la sua analisi al trasporto delle merci e alla logistica.
Un passaggio è dedicato al commercio, penalizzato dal calo dei consumi e dall’aumento dei prezzi. Giachino auspica l’apertura di un tavolo di confronto e critica le proteste che, a suo giudizio, rischiano di essere condizionate dai gruppi antagonisti. Sul piano politico, definisce deludente il risultato di chi ha presentato tre piani decennali senza un bilancio consuntivo in grado di misurare gli obiettivi raggiunti. Il giudizio investe anche i rapporti tra amministrazione, forze centriste e sistema finanziario cittadino.
In conclusione, l’autore richiama il ruolo dell’industria automobilistica e indica come decisivo il confronto sulle prospettive del settore, tema che sarà affrontato anche con il ministro Adolfo Urso. Giachino cita il dato della produzione mondiale di auto, arrivata nel 2025 a 105 milioni di veicoli, e sostiene che la mobilità resterà centrale, pur in una fase di trasformazione nella quale l’auto elettrica non rappresenterebbe l’unica soluzione. Il bilancio politico, conclude, partirà da un forte handicap nel confronto elettorale e programmatico, dopo il ridimensionamento di Torino nelle classifiche sulla qualità e sulla crescita delle città italiane.