Livio Berruti era amico di Ezio Gribaudo e i due si incontravano spesso in occasione delle competizioni sportive. A raccontare il rapporto tra il campione olimpico e l’artista torinese è Paola Gribaudo, figlia di Ezio ed editrice, dallo studio del padre sulla precollina, oggi sede dell’archivio a Gran Madre.
Il dipinto venne realizzato nel 2010, come omaggio al velocista che conquistò la medaglia d’oro nei 200 metri alle Olimpiadi di Roma del 1960 e scomparso il 9 agosto. Nell’opera, le ombre della figura in corsa si sdoppiano e restituiscono più immagini dello stesso atleta in movimento. Secondo Paola Gribaudo, la scena richiama proprio quella finale olimpica, con l’obiettivo di fissare sulla tela il ricordo della vittoria.
Il movimento al centro della scena
La composizione riflette l’interesse di Ezio Gribaudo per il movimento. Davanti al velocista compare un cavallo, elemento ricorrente nella produzione dell’artista fin dagli anni Cinquanta. Per Gribaudo rappresentava la leggerezza del galoppo e la libertà, ma in questo caso richiama anche la velocità espressa da Berruti, capace di far sognare l’Italia e Torino.
In basso a sinistra si trova invece una tartaruga, realizzata con un collage di iuta incollato sulla tela. Il suo movimento procede in direzione opposta rispetto a quello del corridore e introduce un contrasto visivo e simbolico. La presenza dell’animale lento, spiegato come antitesi della velocità, rompe l’impostazione più classica della scena e aggiunge un elemento insolito alla composizione.
Il legame con lo sport
Tra Gribaudo e Berruti, ha spiegato la figlia dell’artista, c’era un rapporto cordiale. Non si trattava di una frequentazione assidua, ma di incontri che si ripetevano nel tempo. Ezio Gribaudo era solito dedicare opere a personalità storiche, tra papi, artisti e atleti, per conservare attraverso la pittura i momenti e le figure che lo avevano colpito.
Lo sport occupava un posto importante nei suoi interessi. Nel 1970 realizzò le medaglie per le Universiadi, esposte anche recentemente all’Archivio di Stato. Seguiva il calcio, con una particolare passione per il Torino, e ammirava le imprese ciclistiche di Fausto Coppi e Gino Bartali. L’atletica lo attirava per la capacità degli atleti di superare i propri limiti e raggiungere nuovi record, una dimensione individuale che riconosceva anche nell’impresa compiuta da Berruti nel 1960.
Il quadro è stato presentato in due mostre. Nel 2024 è stato esposto all’Istituto italiano di cultura di Parigi in occasione dei Giochi olimpici, mentre successivamente è comparso al Mart di Rovereto nella mostra Le sfide del corpo, collegata alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina. La famiglia Gribaudo sarebbe disponibile a riproporlo durante l’inaugurazione dell’impianto di atletica al parco Ruffini, destinato a essere intitolato a Berruti, o in altre iniziative dedicate al campione. L’opera resta comunque visibile nell’archivio di Ezio Gribaudo. È stata inoltre ipotizzata una tiratura limitata di stampe, secondo una pratica già adottata dall’artista per alcuni lavori particolarmente importanti.