Il verbale ricostruisce le due ore e mezza di dichiarazioni rese da Nicole Formichetti dopo la scoperta del cadavere di Fabio Colapietro nell’alloggio di via Gulli, a Torino. La donna, insegnante indicata con il soprannome di Satana, avrebbe parlato agli agenti prima di essere formalmente informata della sua posizione nell’inchiesta.
Il ritrovamento nell’alloggio
Secondo quanto emerge dal documento, nell’abitazione il corpo della vittima era stato fatto a pezzi e nascosto all’interno di sacchi e secchi. Quando la polizia è entrata nell’alloggio, Formichetti si trovava inginocchiata e stava maneggiando cemento a presa rapida. Gli investigatori hanno inoltre rilevato che da poco si era concluso un incontro durante il quale erano state assunte sostanze stupefacenti.
Nel corso delle prime dichiarazioni, la donna avrebbe ammesso di avere assistito alla scena successiva alla morte di Colapietro. Tra gli elementi riportati nel verbale c’è anche il riferimento alla candeggina versata sul corpo, gesto che Formichetti avrebbe spiegato con la volontà di garantire rispetto al cadavere.
Il silenzio dopo le prime parole
Dopo il colloquio con gli agenti, Formichetti avrebbe appreso di essere indagata nell’ambito dell’inchiesta sull’omicidio. Da quel momento, secondo la ricostruzione, la donna si sarebbe avvalsa del silenzio, interrompendo le ammissioni e gli elementi forniti nelle ore immediatamente successive alla scoperta del cadavere.
Il documento, dunque, concentra l’attenzione sulla fase iniziale dell’intervento della polizia e sulle parole pronunciate nell’alloggio di via Gulli. La ricostruzione riguarda il trattamento del corpo, il materiale utilizzato per occultarlo e le circostanze ambientali trovate dagli investigatori, mentre la posizione della donna resta legata agli sviluppi dell’indagine.