Domenico Scullari, il 39enne accusato di tentato omicidio dopo aver investito e aggredito due presunti rapinatori, è stato trasferito agli arresti domiciliari. Il provvedimento riguarda la vicenda avvenuta lungo il Po Antonelli, dove l’uomo sostiene di essere stato derubato di una collanina prima di reagire inseguendo i responsabili con il proprio suv.
Per il 17enne coinvolto nella rapina è stata invece disposta la scarcerazione con trasferimento in una comunità, anche con l’obiettivo di affrontare un percorso di disintossicazione dall’hashish. Il ragazzo, già sottoposto a messa alla prova per una precedente rapina, ha risposto alle domande della giudice minorile Maria Grazia Devietti Goggia, ricostruendo la sequenza dei fatti dal suo punto di vista.
Le decisioni sui due indagati
Scullari, imprenditore e padre di quattro figli, assistito dall’avvocato Cesare Mariconda, ha scelto di non rispondere alle domande del gip e di non rendere dichiarazioni spontanee. Agli atti dell’inchiesta, coordinata dalla sostituta procuratrice Elisa Buffa, restano quindi le dichiarazioni rese dall’uomo subito dopo l’arresto: in quell’occasione aveva riferito di essere stato rapinato e aveva ammesso di aver reagito.
La difesa aveva chiesto la scarcerazione, mentre la procura riteneva che l’indagato dovesse restare in carcere, dove si trovava dal 26 agosto. La gip Paola Vetro ha sciolto la riserva nel primo pomeriggio del 29 agosto, disponendo per Scullari la misura degli arresti domiciliari. L’uomo è accusato di tentato omicidio per aver investito i due giovani con il suv e averne aggredito almeno uno dopo il presunto scippo.
Il racconto del minorenne
Il 17enne ha dichiarato di essere stato insieme a un amico e di aver partecipato al furto della collana, precisando però di non averla strappata personalmente dal collo dell’uomo. Ha raccontato di guidare il monopattino e di essere stato inseguito a piedi da Scullari. Secondo la sua versione, dopo aver perso di vista l’uomo, i due se lo sarebbero ritrovato accanto a bordo dell’auto. Il ragazzo ha riferito di ricordare soltanto il momento successivo, quando si sarebbe trovato a terra mentre veniva colpito.
Il giovane, difeso dall’avvocato Pettiti, ha da poco concluso la terza media e in passato avrebbe svolto attività di volontariato. Il legale ha spiegato che il ragazzo vorrebbe frequentare un corso per diventare elettricista. La procuratrice minorile Emma Avezzù aveva chiesto la conferma della custodia cautelare in carcere, ma la giudice ha accolto la richiesta della difesa disponendo l’inserimento in comunità.
Resta invece ricoverato in gravi condizioni all’ospedale San Giovanni Bosco Karim I.E., il maggiore dei due presunti rapinatori, assistito dall’avvocato Antonio Vallone. Il giovane non ha partecipato all’udienza di convalida perché ancora in ospedale. La procura ha stabilito che resti libero, ritenendo che le sue condizioni escludano sia il pericolo di fuga sia il rischio di ulteriori reati. Le indagini proseguono per chiarire la dinamica dello scippo, dell’investimento e delle successive percosse.