Dal 18 dicembre dello scorso anno, giorno dello sgombero del centro sociale Askatasuna, la sorveglianza dell’immobile di corso Regina Margherita 47, a Torino, avrebbe comportato una spesa superiore a 7 milioni e 200 mila euro. La stima è stata diffusa dal Siap, il sindacato di polizia, che ha preso in esame il dispositivo di sicurezza mantenuto attorno alla struttura.
Secondo il calcolo del sindacato, ogni giorno vengono impiegate, su più turni, circa 120 unità tra forze dell’ordine e militari. Il costo minimo indicato è di circa 205 euro per ciascun operatore, una cifra che può aumentare quando il personale viene utilizzato per servizi di ordine pubblico o arriva da fuori sede. La spesa quotidiana per il presidio viene così quantificata in oltre 30 mila euro.
Le spese per il presidio
Alla cifra principale, ha spiegato Giovanni Capolupo, segretario generale provinciale del Siap, devono essere aggiunti i costi per il carburante dei mezzi, il vitto e gli alberghi destinati agli agenti inviati a Torino come rinforzo. Nel conteggio rientrerebbero inoltre circa 300 mila euro sostenuti dal Comune per chiudere gli accessi all’edificio e rendere più difficile l’ingresso nella struttura.
Il presidio fisso è operativo da quasi 300 giorni e coinvolge polizia, carabinieri e guardia di finanza. La presenza continuativa di uomini e mezzi è stata mantenuta dopo lo sgombero dell’ex centro sociale, in attesa della definizione del futuro dell’immobile. Il Comune ha previsto una riassegnazione della sede per finalità sociali, ma i tempi dell’intervento non sono indicati nel testo.
La richiesta del sindacato
Per il Siap, il costo dell’operazione è ormai diventato non sostenibile sia sul piano economico sia sotto il profilo operativo. Capolupo ha quindi sollecitato il Comune ad avviare rapidamente i lavori necessari per la nuova destinazione dell’edificio e per superare la necessità del presidio permanente.
In assenza di un intervento rapido, il sindacato chiede una soluzione definitiva: l’immediata confisca dell’immobile da parte del Demanio per motivi di ordine pubblico e il successivo abbattimento controllato della struttura. La richiesta si inserisce in un confronto già acceso sul futuro dell’area e sulla presenza delle forze dell’ordine, definita in precedenza da associazioni del borgo Vanchiglia e sostenitori del centro sociale come una forma di militarizzazione del territorio.