Ordinanza giudiziaria

Arresti domiciliari per Stefano Millesimo dopo gli scontri a Torino

Il gip lo indica come organizzatore della manifestazione contro lo sgombero del centro sociale: contestato il ruolo preparatorio

Arresti domiciliari per Stefano Millesimo dopo gli scontri a Torino

Stefano Millesimo, 27 anni, storico militante del centro sociale Askatasuna di corso Regina 47, è stato posto agli arresti domiciliari per il suo presunto ruolo nell’organizzazione degli scontri avvenuti a Torino il 31 gennaio. Il giovane è considerato dal giudice per le indagini preliminari il possibile regista del corteo contro lo sgombero del centro sociale, manifestazione degenerata in una guerriglia urbana.

Durante gli scontri furono dati alle fiamme automobili, cassonetti e una camionetta. Il bilancio riportato nell’ordinanza è di 96 poliziotti, 5 carabinieri e 7 finanzieri feriti, oltre a numerosi manifestanti. Le accuse contestate agli indagati comprendono, tra gli altri, resistenza a pubblico ufficiale, danneggiamento, tentato omicidio e rapina, secondo quanto riferito nella nota diffusa da Askatasuna dopo l’esecuzione delle misure.

Il ruolo attribuito dal gip

Nell’ordinanza, il gip ricostruisce la posizione di Millesimo insieme a quella di Nicolò Araldi e Ferdinando Gentile, indicati come figure di vertice nella preparazione del corteo. Il 31 gennaio Millesimo sarebbe stato a volto scoperto in testa al gruppo e, per tutta la durata della manifestazione, a lato o a bordo del furgone utilizzato dal corteo.

Sul mezzo, secondo il giudice, erano stati caricati dodici scudi artigianali in metallo, prelevati da Palazzo Nuovo pochi minuti prima della partenza e poi impiegati durante gli scontri. A Millesimo non vengono attribuite specifiche azioni di violenza materiale contro le forze dell’ordine. Il gip ritiene tuttavia che il suo contributo all’organizzazione e al trasporto degli strumenti utilizzati nelle fasi più violente sia stato decisivo.

La valutazione del giudice si fonda anche su una dichiarazione resa dal militante il 17 gennaio 2026 a Palazzo Nuovo. In quell’occasione, secondo quanto riportato nell’ordinanza, Millesimo aveva parlato della volontà di essere capillari e di prendersi tutta la città, anticipando di circa due settimane la mobilitazione contro lo sgombero di Askatasuna.

La versione della difesa e la replica del centro sociale

Davanti al giudice, Millesimo ha sostenuto di avere svolto soltanto attività di speakeraggio nelle fasi iniziali del corteo. Ha spiegato di essere già intervenuto in altre manifestazioni pubbliche e di non ricordare la presenza degli scudi sul furgone, dove, a suo dire, erano stati caricati diversi oggetti, compresi cibo e acqua.

La ricostruzione non ha convinto il gip, che ha ritenuto che i tre indagati abbiano favorito il trasporto di strumenti funzionali alle violenze e rafforzato, anche sul piano morale, gli intenti degli altri partecipanti. Nell’ordinanza viene inoltre evidenziato il rischio di reiterazione di condotte illecite, alla luce delle precedenti condanne non definitive riferite a Millesimo in procedimenti per fatti analoghi.

Askatasuna ha contestato la lettura giudiziaria della manifestazione. In una nota, il centro sociale ha sostenuto che le accuse rappresentino il tentativo delle istituzioni di trasformare il dissenso e il conflitto sociale in una questione di ordine pubblico. Secondo gli attivisti, l’ordinanza non terrebbe conto della spontaneità della rabbia esplosa quel giorno e colpirebbe anche persone accusate soltanto di essere state presenti vicino o sopra il furgone del corteo.