Risvolti giudiziari

Accordo riservato chiude l’inchiesta sui figli di Varenne

La denuncia della società proprietaria è stata ritirata dopo una transazione dall’importo non divulgato.

Accordo riservato chiude l’inchiesta sui figli di Varenne

Si è chiusa con un accordo economico riservato e la remissione della querela l’inchiesta sulla presunta truffa legata ai figli considerati illegittimi di Varenne, il campione del trotto morto il 18 agosto all’età di 31 anni. La vicenda giudiziaria, avviata a Torino, si è conclusa senza conseguenze dopo il ritiro della denuncia da parte della società proprietaria dell’animale.

La somma riconosciuta nell’intesa non è stata resa pubblica. Il reato ipotizzato, non procedibile d’ufficio, ha consentito alle parti di definire la controversia attraverso una transazione e di interrompere il procedimento. Secondo quanto ricostruito, l’inchiesta era stata chiusa circa due anni fa, mentre il procedimento giudiziario si è concluso già lo scorso anno.

L’origine dell’indagine

La denuncia era stata presentata dalla società che deteneva la proprietà dello stallone. Nel mirino era finita un’altra società incaricata della vendita del seme di Varenne. L’ipotesi degli investigatori era che quest’ultima avesse concluso alcune compravendite presentandosi come proprietaria del cavallo e impedendo ai titolari effettivi di eseguire verifiche e controlli previsti dalla normativa.

Secondo la contestazione, la sola stagione di monta del 2018 avrebbe prodotto guadagni illeciti per circa 200mila euro. Varenne, durante la sua carriera da riproduttore, è stato padre di moltissimi cavalli: oltre 2mila, considerando esclusivamente le monte autorizzate. È proprio il valore economico dell’attività di riproduzione ad aver alimentato il contenzioso tra le società coinvolte.

La conclusione senza processo

Gli indagati, assistiti dall’avvocato Enrico Calabrese, hanno sempre respinto le accuse. La società proprietaria del cavallo è stata invece rappresentata dal legale Rodolfo Ricca, come riportato dall’Ansa. Con la remissione della querela e il raggiungimento dell’intesa economica, il procedimento non è arrivato a una decisione nel merito.

La causa era stata incardinata nel capoluogo piemontese perché Varenne aveva vissuto la sua seconda vita da stallone a Vigone, località nei pressi di Torino, fino a pochi anni fa. Il cavallo, protagonista di una lunga carriera nel trotto, era diventato anche uno degli stalloni più richiesti, con un’attività riproduttiva che aveva generato numerose operazioni commerciali e, secondo l’accusa, le irregolarità oggetto dell’inchiesta.