Diritti educativi

Mamma: «Cambiare sostegno danneggia mia figlia autistica»

La bambina ha 9 anni. La famiglia segnala le difficoltà legate alla continuità didattica per gli alunni più fragili.

Mamma: «Cambiare sostegno danneggia mia figlia autistica»

Francesca Giallella, madre di una bambina di 9 anni con disturbo dello spettro autistico, richiama l’attenzione sulle conseguenze che può avere il cambio dell’insegnante di sostegno. Al centro della sua testimonianza c’è la difficoltà, per la figlia e per altri alunni con bisogni complessi, di dover ricominciare ogni volta un percorso educativo con una persona nuova.

La difficoltà di ricominciare

Secondo la madre, la continuità della relazione con l’insegnante rappresenta un elemento importante nel percorso scolastico della bambina. Un avvicendamento, sostiene Giallella, non sarebbe quindi un semplice cambio organizzativo, ma una situazione capace di incidere sull’equilibrio e sull’apprendimento di una studentessa che ha bisogno di riferimenti conosciuti.

«Per loro ricominciare da capo è più difficile», afferma la donna nella testimonianza. Il riferimento è agli studenti più fragili, per i quali l’instaurazione di un rapporto di fiducia può richiedere tempo e gradualità. La presenza di un nuovo insegnante comporta la necessità di conoscere nuovamente abitudini, modalità comunicative e bisogni individuali.

Il tema dei bisogni individuali

L’appello della madre riguarda dunque la necessità di considerare i bisogni reali dei ragazzi nell’organizzazione dell’assistenza scolastica. La richiesta, per quanto emerge dal testo, è che le decisioni relative agli insegnanti di sostegno tengano conto non solo delle esigenze amministrative, ma anche della continuità necessaria agli alunni con disturbo dello spettro autistico.

La testimonianza di Francesca Giallella porta all’attenzione una difficoltà vissuta dalla sua famiglia e più in generale il tema della stabilità dei percorsi di sostegno. Nel caso della bambina, il cambio dell’insegnante viene descritto dalla madre come un danno, proprio perché interrompe una relazione già costruita e impone un nuovo inizio in un contesto scolastico che richiede punti di riferimento costanti.