La carenza di medici di famiglia in Piemonte rischia di aggravarsi nei prossimi anni. Il quadro emerge dai dati sulle candidature ai percorsi di formazione: a fronte di 300 borse disponibili, nella regione hanno presentato domanda 288 neolaureati. Un dato in controtendenza rispetto al resto d’Italia, dove le candidature hanno sfiorato quota 6mila.
Il numero delle richieste non copre quindi tutti i posti messi a disposizione. Il risultato alimenta le preoccupazioni sul futuro dell’assistenza di base, già sottoposta alla pressione di una popolazione che invecchia e di una dotazione organica considerata insufficiente. Secondo il quadro tracciato nell’articolo, i professionisti ancora in servizio arrivano a seguire circa 1.400 pazienti ciascuno.
Il rischio dei pensionamenti
A pesare sulla situazione è anche il ricambio generazionale. Entro il 2028 sono previsti oltre 400 pensionamenti tra i medici di famiglia piemontesi. L’uscita di questi professionisti potrebbe aumentare il carico sugli ambulatori già attivi e rendere più difficile garantire una presenza capillare sul territorio.
La criticità non riguarda soltanto il numero delle borse o delle candidature. Nel testo viene richiamata anche la possibile rinuncia di ottobre, che potrebbe ridurre ulteriormente il numero dei nuovi ingressi. La corsa sui social e l’aumento dei posti disponibili non sarebbero bastati, finora, a scongiurare il rischio di una nuova selezione incompleta.
Il confronto politico
La situazione è arrivata all’attenzione del Consiglio regionale. Il Partito democratico ha presentato un’interrogazione alla Giunta per chiedere conto delle difficoltà nel rendere attrattivo il percorso professionale. La posizione dell’opposizione è sintetizzata nell’accusa secondo cui non sarebbe sufficiente affidarsi agli slogan per attirare nuovi professionisti.
Nel frattempo, chi già lavora nell’assistenza primaria descrive un’attività appesantita da un crescente carico amministrativo. Nel testo viene riportata l’espressione un saturo burocrate, usata per rappresentare il disagio di una parte della categoria. Il combinarsi di pensionamenti, nuove adesioni insufficienti e aumento delle esigenze assistenziali mantiene così aperta l’emergenza del ricambio.