Il 12 settembre 1683 la battaglia di Vienna segnò una delle sconfitte più importanti subite dall’Impero ottomano in Europa. Il testo propone però una ricostruzione volutamente capovolta degli eventi: immagina che la coalizione cristiana intervenuta in soccorso della città sia stata sbaragliata e che le truppe turche abbiano conquistato la capitale austriaca.
Nello scenario ipotetico, alle cinque del pomeriggio lo scontro sarebbe già concluso con gravi perdite per l’esercito europeo. Sul campo resterebbero migliaia di morti, tra cui il sovrano polacco Jan Sobieski, comandante dei cavalieri arrivati per aiutare i difensori. I giannizzeri guidati dal gran visir Kara Mustafa entrerebbero quindi in una città stremata dall’assedio e dalla fame, dando inizio a una repressione degli abitanti.
Il possibile effetto sulla storia europea
Nel racconto immaginario, anche il frate e predicatore Marco D’Aviano assisterebbe alla caduta di Vienna dalle torri della città. Da quel momento, l’Impero ottomano avrebbe avuto davanti a sé la possibilità di avanzare verso altre capitali europee e di minacciare il cuore della Cristianità. La domanda centrale è se la conquista avrebbe davvero modificato in modo duraturo gli equilibri del continente.
Secondo l’interpretazione riportata nel testo, molti storici ritengono che gli ottomani non avrebbero comunque avuto la forza necessaria per mantenere a lungo il controllo di Vienna e proseguire l’offensiva verso nord o verso sud. L’Impero era già indebolito e, negli anni successivi, sarebbe stato sconfitto a Zenta, sul Tibisco, dall’esercito imperiale del principe Eugenio di Savoia. Il trattato di pace di Karlowitz del 1699 avrebbe poi sancito l’inizio del declino ottomano e la perdita del controllo su vaste aree dell’Europa centrale e orientale.
La memoria della battaglia a Chieri
La vittoria cristiana del 1683, attribuita nel nome di Maria a Giovanni Sobieski, ebbe anche una conseguenza religiosa. Il pontefice Innocenzo XI estese a tutta la Chiesa la festa di Maria, fissandola al 12 settembre. La battaglia è inoltre ricordata da una grande scultura lignea conservata nella villa Il Passatempo di Chieri, dove sono rappresentate alcune scene dello scontro.
L’opera fu commissionata alla fine del Seicento dal conte Scaglia di Verrua, che fece edificare la villa e affidò a un artista la realizzazione di un lavoro destinato a celebrare e rendere duratura la memoria della battaglia di Vienna. Il testo collega infine quella vicenda storica alle ambizioni attribuite al presidente turco Recep Tayyip Erdogan, descritte come una forma di nostalgia per l’antico Impero ottomano.
Il riferimento riguarda le iniziative turche in Siria e Libia e le ipotesi di una maggiore influenza nei Balcani e a Gerusalemme. Si tratta di un accostamento politico contemporaneo proposto nell’articolo, distinto dalla ricostruzione storica dell’assedio e dalla sua versione controfattuale, nella quale la città austriaca sarebbe caduta nelle mani ottomane.