La raccolta dei funghi si è trasformata in un’emergenza per il Soccorso alpino del Piemonte: in meno di tre giorni sono stati effettuati dieci interventi, con tre persone decedute. A favorire l’afflusso nei boschi sono state le precipitazioni arrivate nella seconda settimana di settembre, dopo mesi di siccità. La comparsa dei porcini ha spinto molti cercatori a raggiungere anche le aree più impervie, in particolare nella zona dell’Ossola.
Secondo Luca Giaj Arcota, presidente del Soccorso alpino piemontese, il principale pericolo è legato alle condizioni del terreno. Dopo essere rimasto arido a lungo, il suolo diventa molto scivoloso quando viene bagnato, perché l’acqua non penetra completamente. In queste condizioni, anche un passo falso può provocare una caduta, soprattutto lungo pendii ripidi e vicino ai dirupi.
I rischi tra terreno scivoloso e ricerche notturne
La situazione riguarda in particolare i cercatori più anziani, che possono essere portati a sottovalutare il rischio sulla base della propria esperienza. La conoscenza dei luoghi, infatti, non basta a evitare gli incidenti: una distrazione o un movimento sbagliato possono rendere pericoloso anche un bosco frequentato da anni. A complicare il quadro contribuiscono inoltre i social network, dove vengono condivisi video e indicazioni sui luoghi ritenuti più ricchi di porcini.
Le informazioni diffuse online possono spingere persone che non conoscono il territorio a dirigersi verso zone isolate e difficili da raggiungere, spesso senza un equipaggiamento adeguato. Un ulteriore fenomeno segnalato dal Soccorso alpino è quello delle ricerche notturne, praticate per individuare più facilmente i funghi bagnati dall’umidità. Muoversi al buio tra gli alberi, però, aumenta il rischio di perdere l’orientamento e di cadere.
Le indicazioni per facilitare i soccorsi
Per ridurre i pericoli, il primo consiglio è comunicare sempre a qualcuno la destinazione e il percorso previsto. È poi necessario indossare un abbigliamento adatto, a partire da scarponi alti e con una buona aderenza, soprattutto sui terreni scoscesi e umidi. Il Soccorso alpino invita anche a evitare capi mimetici o dai colori simili a quelli della vegetazione: un gilet giallo o arancione può rendere più semplice l’individuazione.
Le operazioni diventano infatti più complesse quando il cercatore si allontana da solo, non è raggiungibile telefonicamente e si confonde con il fogliame. In questi casi i soccorritori sono costretti a partire dall’auto lasciata sul posto o dall’ultimo punto in cui la persona è stata vista, perdendo tempo prezioso. La raccomandazione conclusiva è scegliere itinerari meno esposti e rinunciare alle aree più impervie: nessun raccolto, sottolinea il presidente del Soccorso alpino, vale quanto la propria sicurezza.