Nicola e Patrick Assisi, padre e figlio originari di San Giusto Canavese e ritenuti ai vertici di un’organizzazione legata alla ’ndrangheta e al narcotraffico, avrebbero cercato di individuare strumenti giuridici per ottenere la libertà in Brasile. I due sono detenuti dal 2019 in un carcere federale sudamericano, dopo l’arresto avvenuto nel Paese, e secondo gli investigatori avrebbero studiato le norme penali locali per accedere il prima possibile alla semilibertà.
Il progetto, almeno per ora, sarebbe stato vanificato dalla nuova operazione Eredità, nell’ambito della quale sono state eseguite sette misure cautelari il 17 settembre. Tra i destinatari dei provvedimenti figurano anche Nicola e Patrick Assisi, che dovranno ora chiarire la propria posizione rispetto alle nuove contestazioni. La misura, secondo l’impostazione investigativa, rafforza la loro permanenza in carcere mentre proseguono gli accertamenti.
Le conversazioni intercettate
Le ipotesi di reato formulate a vario titolo comprendono traffico internazionale di stupefacenti, associazione finalizzata al traffico di droga, partecipazione a un’organizzazione criminale e riciclaggio di denaro. Una parte degli elementi raccolti deriva dalle intercettazioni delle conversazioni avvenute durante la detenzione degli Assisi, anche in occasione degli incontri autorizzati con familiari e conoscenti.
Nel corso dei colloqui, gli indagati avrebbero parlato delle possibilità di ottenere la libertà e, utilizzando la lingua sinti, avrebbero impartito indicazioni sulla prosecuzione dei trasporti di cocaina tra il Sud America e l’Europa. Gli investigatori ritengono che i dialoghi mostrino come, nonostante la detenzione dei presunti vertici, l’attività criminale non si sarebbe interrotta.
Le conversazioni sono state esaminate insieme agli altri riscontri raccolti dai carabinieri del Ros di Torino, coordinati dai pubblici ministeri Francesco Pelosi e Livia Locci. Secondo la ricostruzione dell’accusa, il gruppo avrebbe mantenuto i contatti con i fornitori di stupefacenti e con le persone incaricate della gestione logistica e finanziaria delle spedizioni.
Il ruolo della moglie di Patrick
Tra le persone coinvolte nell’inchiesta c’è anche Paula Simoes, 33 anni, moglie di Patrick Assisi. Brasiliana e residente in Brasile, viene indicata dagli investigatori come una figura di rilievo nella gestione dei traffici. Non è stato possibile procedere nei suoi confronti in Italia, poiché l’estradizione dal Brasile non sarebbe praticabile; la sua posizione sarà quindi valutata dalle autorità giudiziarie sudamericane.
Per gli inquirenti, Simoes avrebbe avuto un ruolo particolarmente attivo nell’organizzazione. I messaggi criptati acquisiti nell’indagine documenterebbero, secondo l’ipotesi accusatoria, la gestione dei proventi riconducibili alla famiglia Assisi, la trasmissione di rendiconti sulle movimentazioni finanziarie, gli investimenti effettuati anche con denaro contante e l’organizzazione dei trasferimenti di cocaina dal Brasile ai porti italiani.
Gli elementi raccolti dovranno ora essere valutati nelle diverse sedi giudiziarie competenti. Le contestazioni restano ipotesi investigative e la responsabilità degli indagati dovrà essere accertata con sentenza definitiva.