Legalità

A Cuorgnè nasce Casa Fonte nella villa confiscata alla ‘ndrangheta

L’edificio appartenuto a Giovanni Iaria ospiterà un centro per il dopo di noi

A Cuorgnè nasce Casa Fonte nella villa confiscata alla ‘ndrangheta

La villa confiscata alla ‘ndrangheta in via Salgari, a Cuorgnè, è stata intitolata a Renata Fonte, vittima innocente della mafia. L’edificio, appartenuto a Giovanni Iaria, da oggi si chiama Casa Fonte e sarà destinato a un progetto sociale rivolto alle persone con disabilità prive del sostegno familiare.

La cerimonia nella villa confiscata

Alla cerimonia hanno partecipato don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, l’assessore regionale Maurizio Marrone, il prefetto di Torino Donato Cafagna, il questore e i vertici territoriali di carabinieri e guardia di finanza. A scoprire la targa dedicata a Renata Fonte, collocata sul cancello della struttura, è stata la figlia Sabrina.

La sindaca di Cuorgnè, Giovanna Cresto, ha definito l’intitolazione una giornata storica per la città. Secondo la prima cittadina, il percorso per arrivare alla gestione del bene confiscato è stato complesso, anche per le difficoltà che i Comuni incontrano nell’acquisizione e nella restituzione alla collettività dei patrimoni sottratti alla criminalità organizzata.

Il progetto per il dopo di noi

L’intitolazione precede di alcuni mesi l’apertura di un centro dedicato al dopo di noi, destinato a persone diversamente abili che necessitano di inclusione sociale e non possono contare sul sostegno familiare. L’associazione Mastropietro, rappresentata da Gigio Costanza, ha partecipato al bando per l’assegnazione della struttura dopo quattro tentativi andati deserti.

Negli ultimi mesi Libera, il Comune e diverse associazioni hanno lavorato al ripristino dell’edificio, rimasto abbandonato per anni dopo il sequestro e la successiva confisca definitiva. Il provvedimento è legato all’operazione Minotauro, che nel 2011 portò alla luce le articolazioni della ‘ndrangheta attive nel Canavese.

Durante la cerimonia, don Ciotti ha sottolineato che la trasformazione della villa rappresenta un’azione concreta contro le mafie. Il fondatore di Libera ha inoltre richiamato la necessità di mantenere alta l’attenzione: le organizzazioni criminali, ha osservato, continuano a essere presenti nei territori anche quando le loro attività fanno meno rumore.