Mobilitazione valsusina

Cinquemila in marcia tra Sant’Ambrogio e Avigliana contro la tratta

Amministratori, pendolari e associazioni chiedono di rivedere l’opera, destinando le risorse anzitutto ai servizi pubblici

Cinquemila in marcia tra Sant’Ambrogio e Avigliana contro la tratta

Oltre cinquemila persone hanno partecipato alla marcia popolare organizzata tra Sant’Ambrogio e Avigliana per contestare il progetto della nuova tratta ferroviaria Avigliana-Orbassano. Il dato è stato riferito dall’Unione Montana Valle Susa, promotrice dell’iniziativa, che ha riunito cittadini, amministratori, giovani, pendolari e associazioni.

Alla manifestazione hanno preso parte anche 16 amministratori della Valle di Susa e dell’area metropolitana, insieme al sindaco francese di L’Isle d’Abeau, Roland Borghi. La presenza di rappresentanti istituzionali di diversi territori ha accompagnato la richiesta di rivedere le scelte sulle infrastrutture e sulle priorità di spesa pubblica.

La richiesta sul trasporto pubblico

Secondo l’Unione Montana Valle Susa, la mobilitazione ha espresso una posizione condivisa da amministratori di orientamenti politici differenti, oltre che da cittadini e realtà associative. Al centro della protesta c’è la destinazione delle risorse pubbliche, che i promotori chiedono di concentrare sulle opere ritenute più urgenti e, in particolare, sul trasporto pubblico locale.

Il presidente dell’Unione Montana Valle Susa, Pacifico Banchieri, ha definito la partecipazione una risposta civile e determinata del territorio. A suo giudizio, una politica dei trasporti dovrebbe privilegiare collegamenti e servizi utili a chi studia e lavora, oltre a un impiego responsabile delle risorse pubbliche.

Banchieri ha inoltre sostenuto che il progetto della tratta Avigliana-Orbassano non risponderebbe al bene comune della Valle di Susa e del Paese. Da qui la richiesta di riaprire il confronto istituzionale sull’opera, un passaggio che, secondo l’Unione Montana, sarebbe stato finora negato e che la manifestazione ha indicato come ormai necessario.

La marcia si è quindi trasformata in un momento di pressione politica sul progetto ferroviario. La posizione espressa dagli organizzatori è quella di sospendere l’attuale impostazione e discutere nuovamente le priorità infrastrutturali, mettendo al centro le esigenze di mobilità quotidiana del territorio.