Resta in carcere il 31enne arrestato per tentato omicidio dopo l’aggressione ai danni di una escort in un residence di Moncalieri. La vicenda risale alla sera del 20 agosto e, secondo quanto emerge dall’ordinanza di convalida, l’uomo avrebbe colpito la donna alla gola con un coltello prima di allontanarsi. Poco dopo la fuga avrebbe telefonato allo zio chiedendo aiuto e riferendo di avere un graffio alla mano.
La vittima, dimessa con una prognosi di sette giorni, ha raccontato ai carabinieri di aver conosciuto l’indagato sui social network. I due avevano concordato un appuntamento sessuale nell’alloggio del residence in cui la donna viveva. L’uomo, arrivato ubriaco ma apparentemente lucido, avrebbe impugnato un coltello con la mano destra e l’avrebbe colpita senza preavviso.
La ricostruzione della vittima
La escort ha riferito che l’aggressione si sarebbe consumata in circa un minuto. Dopo il primo fendente, mentre lei urlava, l’uomo avrebbe tentato di colpirla nuovamente. La donna sarebbe riuscita a proteggersi e, quando ha aperto la porta, l’aggressore si sarebbe dato alla fuga. Ha inoltre spiegato di non aver visto la lama al momento dell’ingresso, sostenendo però che il coltello fosse già in una delle mani dell’uomo, mentre nell’altra portava una borsa.
Assistito dall’avvocato Gianluca Visca, l’indagato ha fornito al giudice Iacopo Marzullo una versione diversa. Ha negato di essere entrato nell’abitazione armato e di avere sferrato il primo colpo, sostenendo che la donna lo avrebbe aggredito con un oggetto metallico. L’uomo ha anche parlato della presenza di due persone armate con lame e ha spiegato di essere fuggito dopo essersi ferito, chiedendo allo zio e alla madre di andare a recuperarlo.
La decisione del giudice
Il giudice ha ritenuto le dichiarazioni dell’indagato prive di credibilità. Nell’ordinanza viene considerato non plausibile che la donna abbia aggredito senza motivo una persona appena entrata in casa. Anche il taglio sulla mano destra, secondo quanto riportato nel provvedimento, non apparirebbe recente. Il magistrato ha inoltre osservato che, se l’uomo fosse stato colpito unilateralmente, avrebbe potuto chiamare le forze dell’ordine: non risultano invece sue telefonate al 112.
Il provvedimento sottolinea il rischio di ulteriori delitti, evidenziando la rapidità con cui l’indagato sarebbe passato da una situazione ordinaria a una condotta di estrema violenza. A differenza delle prime ricostruzioni, la fuga non sarebbe durata pochi minuti, ma circa venti minuti, prima che l’uomo venisse raggiunto e fermato. L’inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore Davide Lucignani, proseguirà nelle prossime settimane.