Rischio digitale

L’IA associa per errore un imprenditore a reati fiscali

Una risposta comparsa online ha collegato Alberto De Reviziis a vicende giudiziarie estranee, con possibili conseguenze sulla sua attività.

L’IA associa per errore un imprenditore a reati fiscali

Un’associazione errata generata dall’intelligenza artificiale ha rischiato di compromettere la reputazione di Alberto De Reviziis, imprenditore torinese e volto della storica attività omonima specializzata in tappeti rari e pregiati. Il nome dell’imprenditore è comparso in una risposta collocata in cima ai risultati di ricerca, accostato a una serie di contestazioni fiscali e finanziarie che non lo riguardano.

Nel contenuto prodotto dall’IA venivano citati sequestri preventivi, dichiarazioni infedeli e autoriciclaggio, oltre a fatti per milioni di euro. Secondo quanto riportato, però, quelle vicende, pur riferendosi a fatti realmente accaduti, sarebbero completamente estranee a De Reviziis e alla sua impresa attiva in via del Carmine, a Torino.

L’associazione errata nei risultati

Il rischio per l’attività nasce dalla visibilità della risposta: un potenziale cliente, un partner commerciale o qualunque utente in cerca di informazioni sull’azienda avrebbe potuto leggere un collegamento con ipotesi di reato mai contestate all’imprenditore. In questo modo, una cosiddetta allucinazione dell’IA, cioè una risposta inesatta costruita dal sistema, avrebbe potuto trasformarsi in un danno concreto per una realtà con anni di attività e clienti distribuiti in tutto il mondo.

De Reviziis ha raccontato lo stupore provato nel momento in cui si è imbattuto nell’associazione: Quando ho visto sono balzato sulla sedia, è il senso della sua reazione. L’errore, proprio perché presentato all’interno di una risposta automatica e visibile nei risultati di ricerca, ha assunto una particolare gravità sul piano della reputazione.

Una vicenda estranea all’imprenditore

Il punto centrale della vicenda è dunque la distanza tra le informazioni restituite dal sistema e la realtà dell’attività torinese. Non risultano riferimenti a sequestri, dichiarazioni infedeli o autoriciclaggio riconducibili ad Alberto De Reviziis. Il caso evidenzia le conseguenze che un’associazione priva di fondamento può produrre quando riguarda un’impresa storica e un professionista identificabile.