Varenne è morto. Con la scomparsa del campione si chiude la storia agonistica di uno dei cavalli più celebri del trotto, ricordato non soltanto per i risultati ottenuti in pista, ma anche per il legame costruito con il pubblico durante gli anni successivi alla carriera.
Il pensionamento a Vigone
Dopo le competizioni, il cavallo aveva trovato una seconda vita a Vigone, dove era stato seguito nel periodo del pensionamento da un allevatore. È proprio quest’ultimo a ricordarlo come un animale fuori dal comune, capace di suscitare affetto e attenzione da parte di molte persone.
Il racconto restituisce l’immagine di un campione diventato una presenza familiare anche lontano dalle corse. L’allevatore sottolinea infatti quanto Varenne fosse amato da tutti, confermando il particolare rapporto instaurato con chi lo visitava e con quanti avevano seguito la sua carriera sportiva.
Le feste e il ricordo
Tra i momenti rimasti impressi nella memoria ci sono i compleanni celebrati durante il pensionamento. Per quelle occasioni non mancava una torta di carote, diventata uno dei simboli della quotidianità del cavallo dopo l’attività agonistica. Un’immagine semplice, distante dai grandi appuntamenti del trotto, ma significativa dell’attenzione riservata all’animale.
Il paragone con Jannik Sinner, definito il suo equivalente nell’equitazione, richiama la popolarità e il valore sportivo attribuiti a Varenne. Il ricordo dell’allevatore si concentra così su due aspetti: il campione capace di imporsi nelle competizioni e il cavallo conosciuto e apprezzato anche nella fase più tranquilla della sua vita.
La morte di Varenne lascia quindi un ricordo che va oltre i risultati ottenuti in pista. A Vigone resta la memoria degli anni del pensionamento, delle visite e delle celebrazioni, insieme alla testimonianza di chi lo ha accompagnato e ne conserva il ricordo come quello di un animale speciale.