Il Po è sceso fino a 2,38 metri sotto lo zero idrometrico, raggiungendo livelli tra i più bassi registrati dal 2022. La situazione si è aggravata mentre la Pianura Padana affronta una nuova fase di caldo estremo, con effetti evidenti anche sulla navigazione fluviale.
A bordo dei battelli di Navigare Fiume Po, in alcuni tratti del corso d’acqua, restano appena 50 centimetri tra lo scafo e il fondale. Una distanza ridotta che aumenta il rischio di incagliamento e rende più complesso il passaggio delle imbarcazioni.
Il livello del fiume
Marco Destro, alla guida dell’agenzia che organizza le escursioni, invita a non attribuire la crisi soltanto alle condizioni meteorologiche. Secondo la sua valutazione, il problema è legato anche alle attività umane, in particolare ai consumi agricoli e alle nuove richieste d’acqua.
La riduzione della portata ha già avuto conseguenze per decine di comuni tra Piemonte e Lombardia, costretti a ricorrere alle autobotti per fronteggiare la carenza idrica. Il quadro si inserisce in una fase caratterizzata da disponibilità d’acqua eccezionalmente ridotta lungo il fiume.
La denuncia sulla crisi climatica
La sabbia emersa dal letto del Po è diventata il simbolo visibile della crisi. Le ampie superfici normalmente coperte dall’acqua mostrano gli effetti combinati del caldo, della scarsità di precipitazioni e dell’elevato fabbisogno idrico legato alle attività del territorio.
Il caso del fiume evidenzia così una difficoltà che non riguarda soltanto la navigazione. Il calo dei livelli idrometrici coinvolge l’approvvigionamento dei centri abitati e riaccende il confronto sulla gestione delle risorse disponibili, sull’uso dell’acqua in agricoltura e sulle conseguenze della crisi climatica nella Pianura Padana.