La rettrice dell’Università di Torino, Cristina Prandi, ha accolto la proposta della Regione Piemonte di mettere a disposizione alcuni spazi per consentire la ripresa delle lezioni in presenza, mentre il Campus Luigi Einaudi resta occupato da dieci giorni. L’obiettivo è garantire il diritto allo studio e al lavoro alle circa 17 mila persone che frequentano ogni giorno la struttura, senza rinunciare al confronto con gli studenti che hanno dato vita alla mobilitazione.
La soluzione individuata prevede l’utilizzo di tre sale del Centro Congressi regionale, per una capienza complessiva di circa 500 posti. Gli spazi comprendono una sala da 290 posti, una da 120 e una da 70, rimodulabili in base alle esigenze delle lezioni. Le aule sono dotate di strumenti per la proiezione dei materiali e per l’estensione delle attività anche online. Nelle prossime ore è previsto un sopralluogo congiunto dei tecnici di Regione e ateneo per verificare le modalità operative.
La proposta della Regione
Prandi ha definito la didattica in presenza fondamentale per la qualità della formazione e della vita universitaria, ribadendo però che la priorità resta il ritorno alla piena disponibilità del Campus e la conclusione dell’occupazione. L’ateneo aveva avviato le lezioni a distanza da lunedì, dopo una prima settimana di blocco, come soluzione temporanea per assicurare la continuità delle attività. Nel Campus hanno sede i dipartimenti di Giurisprudenza, Culture, Politica e Società ed Economia Cognetti.
La proposta è arrivata dal presidente della Regione Alberto Cirio, che l’aveva annunciata al termine di un incontro con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Cirio aveva sostenuto che, pur riconoscendo il diritto a manifestare, l’occupazione avrebbe compromesso il diritto di chi vuole studiare. La comunicazione formale alla rettrice ha indicato anche i collegamenti con il Centro Congressi, raggiungibile attraverso la stazione Lingotto e la metropolitana.
La replica degli studenti
I collettivi universitari hanno respinto l’iniziativa, definendola sui social «becera propaganda». Gli studenti hanno contestato la disponibilità tardiva di spazi adeguati, richiamando la carenza di posti a sedere e le condizioni di alcune aule negli ultimi anni. A loro giudizio, la didattica a distanza non rappresenterebbe la risposta al problema del diritto allo studio, che sarebbe invece messo in discussione dai costi di trasporti e affitti, dall’esaurimento dei posti nelle aule e dalle difficoltà economiche delle famiglie.
La mobilitazione prosegue intanto con il dialogo tra ateneo e occupanti. I collettivi hanno annunciato un’assemblea a Palazzo Nuovo e, con lo slogan «ogni polo sarà barricata», hanno lasciato intendere la possibilità che la protesta si estenda anche ad altri spazi universitari. L’Università punta a utilizzare temporaneamente le strutture regionali, mantenendo al tempo stesso l’obiettivo di riportare le attività nella sede di Campus Einaudi.