Recensione

Cinema, Zustissia convince e Mammina delude: il verdetto sui film

Il dramma giudiziario sardo promosso, horror statunitense bocciato per banalità e dialoghi involontariamente comici.

Cinema, Zustissia convince e Mammina delude: il verdetto sui film

Il giudizio sui due titoli passa attraverso una netta contrapposizione: da una parte Zustissia di Francesco Piras, indicato come un lavoro importante e di impegno civile; dall’altra Mammina, descritto come un horror segnato da una forte banalità. La recensione promuove il primo e sconsiglia il secondo, concentrandosi sulla qualità della scrittura, della regia e delle interpretazioni.

La vicenda di Beniamino Zuncheddu

La storia di Zustissia prende avvio l’8 gennaio 1991, con un triplice omicidio sui monti della Sardegna. Cinquanta giorni dopo, il pastore Beniamino Zuncheddu viene portato in carcere. L’uomo continua a proclamarsi innocente, ma per lui arriva una condanna all’ergastolo. Il film ricostruisce così uno dei casi di malagiustizia raccontati nel nostro Paese, seguendo le conseguenze di una vicenda giudiziaria destinata a protrarsi per anni.

A distanza di venticinque anni, nella narrazione entra un giovane avvocato che prova a restituire la libertà al pastore. La recensione sottolinea la solidità dell’impianto del film e attribuisce un giudizio particolarmente positivo agli interpreti Michele Riondino e Fabrizio Ferracane. Anche la regia di Piras viene definita rigorosa, in linea con il tono civile dell’opera e con la gravità dei fatti rappresentati.

La bocciatura di Mammina

Il giudizio cambia radicalmente con Mammina, titolo italiano di Other Mommy, diretto da Rob Savage. Il film viene collocato sull’onda del successo recente dell’horror, con riferimenti a Insidious e a Resident Evil. Secondo la recensione, però, il buon risultato al botteghino non corrisponde alla qualità dell’opera, giudicata dozzinale e di una banalità sconcertante.

Al centro della storia c’è Bela, una bambina di otto anni che si ritrova improvvisamente con due mamme, una delle quali appare inquietante. Il testo critica il titolo italiano, ritenuto poco efficace rispetto all’originale, e segnala dialoghi involontariamente comici. Neppure la presenza di Jessica Chastain, secondo il giudizio espresso, riesce a risollevare un horror considerato imbarazzante. La durata ufficiale è di 93 minuti, ma la percezione della visione viene descritta ironicamente come molto più lunga.