Quando per strada sente chiamare Teresa, Antonio Provasio si gira sorridendo. Il personaggio che interpreta da 24 anni è ormai entrato così profondamente nella sua quotidianità da rendere labile il confine tra attore e ruolo. Provasio è una delle colonne dei Legnanesi, storica compagnia dialettale fondata da Felice Musazzi, protagonista di una lunga stagione di spettacoli e risate.
La formazione inaugura la stagione del Teatro Alfieri con Ricordi, in programma sabato e domenica 17 e 18 ottobre. Come suggerisce il titolo, lo spettacolo ripercorre alcuni dei momenti più significativi dell’avventura teatrale dei Legnanesi, con testi firmati da Mitia Del Brocco. Accanto alla famiglia Colombo, composta da Teresa, Giovanni e Mabilia, entra in scena anche il giovane Furio, interpretato da Maicol Trotta.
Una comicità costruita sulla quotidianità
Secondo Provasio, la longevità della compagnia dipende dalla capacità di raccontare storie semplici e riconoscibili. Teresa, Giovanni e Mabilia rappresentano figure familiari, nelle quali il pubblico può ritrovare una nonna, una zia o un nonno. È una comicità che punta sulla quotidianità e sulla possibilità di coinvolgere spettatori di età diverse.
Il successo degli ultimi anni, spiega l’attore, confermerebbe l’interesse per il teatro dialettale. Nella passata stagione i Legnanesi hanno portato in scena 136 date, raggiungendo quasi 150mila spettatori. Numeri che, nella lettura della compagnia, mostrano come tradizioni e cultura continuino a suscitare attenzione anche nell’epoca dei nuovi linguaggi.
Il dialetto tra tradizione e cambiamento
Il lombardo, osserva Provasio, resiste soprattutto nei centri di provincia, mentre nelle grandi città il suo uso si è progressivamente ridotto. Per rendere gli spettacoli comprensibili anche fuori dalla regione, i testi sono stati però adattati alla contemporaneità e in parte italianizzati. Alcune espressioni, aggiunge, riescono comunque a essere comprese da un pubblico più ampio.
Un ruolo importante nel ricambio generazionale sarebbe svolto anche dai social network, che consentono alla compagnia di raggiungere spettatori lontani dai teatri abituali. Provasio racconta di vedere spesso giovani tra il pubblico, alcuni dei quali tornano dopo il primo spettacolo. La formula resta legata a battute semplici e a situazioni nelle quali è possibile riconoscersi.
Quanto al tema del politicamente corretto, l’attore sostiene che i Legnanesi non se lo siano mai posto come un limite. Teresa, con la sua parrucca e il suo modo diretto di parlare, viene presentata come un’anziana di casa capace di dire qualche ingenuità senza intenzione di offendere. La compagnia rivendica così una comicità priva di secondi fini, costruita sulla bonaria familiarità dei suoi personaggi.
La presenza di uomini nei ruoli femminili, infine, non sarebbe nata da una scelta artistica precisa, ma da una circostanza storica. Quando i Legnanesi nacquero in oratorio nel 1949, la separazione tra maschi e femmine impediva le rappresentazioni miste. Fu don Antonio a suggerire a Musazzi di affidare agli uomini anche i ruoli femminili. Da allora, spiega Provasio, gli interpreti non si considerano travestiti, ma semplicemente uomini in scena vestiti da donna.