Insulti e minacce su un autobus della linea 72 a Torino ai danni di una ragazza di 15 anni e della madre. A raccontare l’episodio è stata la donna, che ha chiesto di restare anonima e ha scritto alla redazione di TorinoToday. I fatti, secondo la sua testimonianza, sono avvenuti nel pomeriggio di sabato 3 ottobre, lungo il tragitto compreso tra la fermata del Conad di via Orvieto e l’area 12.
La madre ha riferito che, dopo essere salite sul mezzo, alla fermata successiva sarebbe salita una donna sulla cinquantina, descritta come in grave stato confusionale. Il bus, ha spiegato la lettrice, non era particolarmente affollato. La passeggera avrebbe iniziato a rivolgere parole ostili alla figlia, prendendola di mira per il suo aspetto e perché, a suo dire, appariva vestita, pettinata e felice.
L’intervento dell’autista
Di fronte alla situazione, l’autista avrebbe invitato più volte la donna a smettere, avvertendola che in caso contrario sarebbe stata fatta scendere. Secondo il racconto della madre, però, gli insulti sarebbero proseguiti fino a trasformarsi in minacce di aggressione fisica rivolte a entrambe. La passeggera avrebbe minacciato di colpirle con calci e pugni e avrebbe pronunciato anche frasi relative all’uso del fuoco.
Dopo un secondo richiamo, l’autista avrebbe costretto la donna a scendere dal bus, prospettando la possibilità di chiamare le forze dell’ordine. Anche una volta fuori dal mezzo, la passeggera avrebbe continuato a inveire e a tirare calci, rivolgendosi soprattutto alla quindicenne, che secondo la madre non avrebbe risposto alle provocazioni. Non sono riportati nel testo interventi successivi delle forze dell’ordine né denunce formalizzate.
La vicenda viene presentata dalla madre come una segnalazione sulla sicurezza dei passeggeri e sulla necessità di gestire rapidamente le situazioni di molestia a bordo. In questi casi, l’autista può valutare il comportamento della persona e la gravità dell’episodio, invitandola a scendere e, quando necessario, chiedendo l’intervento delle autorità. La donna ha infine collegato quanto accaduto al tema dell’uso di alcol e droghe e ha richiamato il precedente omicidio di un giovane ai Murazzi di Torino, citato come esempio di una violenza scatenata, secondo il racconto dell’epoca, dall’idea che la vittima fosse troppo felice.