Schermo d’autore

Asgari convince, Foglietta delude con il suo esordio

Un medico iraniano al centro di un dramma; una coppia italiana affronta l’uscita di casa della figlia.

Asgari convince, Foglietta delude con il suo esordio

La proposta cinematografica mette a confronto due opere dagli esiti molto diversi: Un po’ di luce di Ali Asgari viene giudicato positivamente, mentre Una storia, esordio alla regia di Anna Foglietta, riceve una valutazione fortemente negativa. Il primo film si inserisce nel solco della produzione iraniana contemporanea, considerata dall’autore della recensione tra le più rilevanti del panorama internazionale nonostante gli ostacoli imposti dal regime.

Il dramma del medico iraniano

Un po’ di luce racconta la vicenda di un medico di Teheran al quale è stato chiuso l’ambulatorio. Di fronte alla situazione maturata, l’uomo decide di incontrare uno alla volta i propri familiari per comunicare loro che sta pensando di togliersi la vita. La trama si sviluppa quindi attraverso questi incontri e attraverso il confronto del protagonista con le persone più vicine.

Nella recensione viene sottolineata soprattutto l’interpretazione di Missagh Zareh, indicato come il punto di forza dell’opera. Apprezzate anche la sceneggiatura e la costruzione dei dialoghi. Tra gli elementi più riusciti viene citato il personaggio del vicino di casa, caratterizzato dal riferimento a Donald Trump e descritto come una presenza capace di introdurre una componente ironica nel racconto.

Il giudizio su Una storia

Diversa la valutazione riservata a Una storia, debutto dietro la macchina da presa di Anna Foglietta. Il film segue una coppia che vive nella provincia italiana e che entra in crisi quando la figlia, ormai diciannovenne, si trasferisce altrove per studiare. La recensione considera poco convincente il modo in cui i genitori reagiscono all’allontanamento della ragazza e giudica debole l’interesse suscitato dalla loro quotidianità.

Guido Caprino e Alba Rohrwacher vengono riconosciuti come interpreti efficaci dei due protagonisti, ma secondo il giudizio espresso non riescono a compensare i limiti della scrittura e della regia. La descrizione dei rapporti tra i coniugi, i parenti e gli amici viene ritenuta poco coinvolgente, mentre l’impostazione visiva è criticata per la presenza di una sequela di primi piani e per la ricerca insistita di inquadrature particolari.

Tra i passaggi indicati come meno riusciti figurano la serata di karaoke, durante la quale il personaggio interpretato da Caprino canta con un tono accostato a quello di Adriano Pappalardo, e il lungo dialogo conclusivo tra marito e moglie. In questo caso lo schermo è diviso in due parti, una scelta ricondotta nella recensione allo stile de Le Iene di Italia Uno. La durata di 107 minuti viene infine descritta come particolarmente pesante, al punto da sembrare molto più lunga.