La polemica nata in Piemonte intorno alla presenza di Maurizio Marrone a una cerimonia religiosa ruota attorno a una distinzione giuridica e storica. Il vicepresidente della Regione è stato fotografato domenica mattina nella chiesa di San Filippo Neri, a Torino, con la veste da cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro. La capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra, Alice Ravinale, ha contestato la partecipazione e annunciato un’interrogazione urgente in Aula, chiedendo conto al presidente Alberto Cirio della presenza di un esponente della Giunta in quel contesto.
Il punto centrale è che esistono due realtà diverse, spesso indicate con denominazioni simili. Da una parte c’è l’Ordine Mauriziano, l’ente ospedaliero di diritto pubblico previsto dalla XIV disposizione transitoria della Costituzione. L’organizzazione gestisce anche un patrimonio storico e artistico legato alla tradizione sabauda, tra cui la Palazzina di Caccia di Stupinigi. Il suo presidente, oggi Licia Mattioli, viene nominato con decreto del presidente del Consiglio.
La distinzione tra i due organismi
Dall’altra parte c’è l’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, un ordine cavalleresco dinastico che, dopo l’entrata in vigore della Costituzione repubblicana, ha continuato a essere organizzato dagli eredi di Casa Savoia. La sede formale si trova in Svizzera e l’ordine non gode di riconoscimento legale in Italia. La sua attività viene descritta come quella di un’associazione privata con finalità benefiche, distinta dall’ente ospedaliero pubblico.
A illustrare il funzionamento dell’organizzazione è l’avvocato Alberto Villarboito, che ne fa parte dal 1997 e che è stato fotografato con Marrone durante la processione. Secondo la sua descrizione, l’ordine opera come un club di servizio, con l’obiettivo di valorizzare la storia di Casa Savoia e la tradizione cattolica, oltre a sostenere progetti caritatevoli. Non è necessario essere monarchici per aderire, anche se tra i requisiti indicati figura il riconoscimento dei valori storici e della tradizione sabauda.
Nomine, cerimonie e attività benefiche
Le nomine avvengono per cooptazione e prevedono diversi gradi, dal cavaliere al cavaliere di Gran Croce, passando per il commendatore. L’organizzazione è aperta anche alle donne, con il titolo di Dama, e richiede una quota associativa annuale di 200 euro. Gli aderenti sono chiamati inoltre a raccogliere fondi nel proprio territorio per finanziare iniziative benefiche, principalmente in Italia. Per il 2026 è stato annunciato un sostegno al reparto oncologico dell’Ospedale Infantile Regina Margherita.
Ogni anno si tengono due cerimonie ufficiali: una in Savoia, nell’Abbazia di Altacomba, e una in una località diversa, destinata al Capitolo generale. Dopo l’appuntamento organizzato a Roma l’anno scorso, quello di quest’anno si è svolto a Torino, con l’ingresso di nuovi associati e un’iniziativa benefica alla Reggia di Venaria. Le insegne riprendono quelle storiche, con la veste rossa bordata di bianco e la croce Mauriziana.
Resta inoltre una divisione interna alla stessa Casa Savoia. L’ordine promosso dagli eredi di Umberto II, Vittorio Emanuele ed Emanuele Filiberto non è riconosciuto dal ramo Savoia-Aosta, rappresentato da Aimone, che non considera valide le nomine di Emanuele Filiberto né lo riconosce come capo della dinastia. È su questa sovrapposizione tra l’ente pubblico previsto dalla Costituzione e l’ordine dinastico privato che si concentra il confronto politico sollevato da Ravinale.