È morto Sandro Mazzola. Aveva 83 anni. Con la sua scomparsa il calcio italiano perde uno dei suoi protagonisti più rappresentativi, legato alla storia dell’Inter, della Nazionale e alla memoria del Grande Torino. L’annuncio è arrivato nella notte dal club nerazzurro, che ha ricordato uno dei maggiori interpreti della propria storia.
Le radici a Torino e il debutto in Serie A
Alessandro Mazzola, per tutti Sandro, era nato a Torino l’8 novembre 1942, quando il padre Valentino stava diventando il capitano e il simbolo della formazione granata. Il cognome Mazzola lo mise fin da bambino a confronto con una delle figure più importanti del calcio italiano. Aveva appena sei anni quando, il 4 maggio 1949, Valentino morì insieme ai compagni del Grande Torino nella tragedia di Superga.
Il legame con la città piemontese rimase una costante della sua vicenda personale. Proprio a Torino arrivò anche il debutto in Serie A, il 10 giugno 1961, nella partita Juventus-Inter. Il presidente nerazzurro Angelo Moratti, per protesta dopo le vicende legate alla precedente sfida tra le due squadre, schierò una formazione composta da giovani. La Juventus vinse 9-1, ma il diciottenne Mazzola segnò su rigore il gol dell’Inter, inaugurando una carriera destinata a lasciare il segno.
I successi con l’Inter e la Nazionale
Con la maglia nerazzurra Mazzola divenne uno dei simboli della Grande Inter di Helenio Herrera. Nel corso della carriera conquistò quattro campionati italiani, due Coppe dei Campioni e due Coppe Intercontinentali. Tra i momenti più importanti ci fu la finale di Coppa dei Campioni del 1964 contro il Real Madrid: segnando due reti nel 3-1 conclusivo, contribuì al primo trionfo europeo dell’Inter.
Il suo percorso fu centrale anche con la Nazionale italiana. Mazzola collezionò 70 presenze e 22 gol, vinse l’Europeo del 1968 e raggiunse la finale del Mondiale in Messico nel 1970. In quella competizione divenne celebre la staffetta con Gianni Rivera, alternanza tra i due giocatori che accompagnò il cammino dell’Italia nel torneo.
Pur avendo trascorso quasi tutta la carriera da calciatore lontano dalla città natale e con un’identità profondamente interista, Mazzola non recise mai il rapporto con Torino e con la storia granata della sua famiglia. Dopo le esperienze dirigenziali nell’Inter e nel Genoa, ricoprì incarichi anche nel Torino fino ai primi anni Duemila.
La sua storia ha così unito due realtà calcistiche apparentemente distanti: il figlio del capitano del Grande Torino, nato nel capoluogo piemontese, diventato poi una leggenda dell’Inter e della Nazionale. Con la morte di Sandro Mazzola scompare un protagonista di un calcio capace di attraversare generazioni, mentre Torino perde un altro riferimento della propria memoria sportiva.