La 50ª Rassegna dell’Artigianato del Pinerolese dedica quest’anno un ampio spazio alla fotografia, nell’ambito delle iniziative per i 200 anni dalla sua nascita. A Pinerolo il centro storico è stato trasformato in una mostra a cielo aperto, ma il programma non si limita all’esposizione delle immagini: gli autori sono chiamati a raccontare al pubblico il percorso creativo, tecnico e umano che conduce alla realizzazione di uno scatto.
Il ciclo di appuntamenti ha già proposto prospettive differenti sul rapporto tra immagini e realtà. Giovedì 10 settembre, sul palco di piazza Vittorio Veneto, Nives Meroi ha aperto gli incontri con Si vince o si perde insieme, inserito nelle celebrazioni per il centenario del CAI Pinerolo. Il suo racconto ha presentato la montagna non soltanto come paesaggio, ma come spazio di sfide, condivisione e responsabilità.
Dalla scienza alla cronaca
Venerdì 11 settembre è stato invece il turno di Valerio Minato, che alle 18.30 ha dialogato con il fisico Erik Viotti nell’incontro Il fotone errante. Un viaggio tra fotografia e scienza. Il confronto ha messo in relazione paesaggio, astronomia e fenomeni scientifici, portando l’attenzione sulla ricerca, sulla precisione e sulla pazienza necessarie per costruire un’immagine.
La sera, alle 21.30, il programma ha cambiato registro con Fabio Bucciarelli, fotoreporter, protagonista dell’appuntamento Testimoni per immagini. Fotografare la guerra. In questo caso la macchina fotografica è stata presentata come strumento di testimonianza: oltre a documentare gli eventi, il racconto del fotografo consente di restituire il contesto, le persone coinvolte e le decisioni affrontate durante il lavoro sul campo.
Il lavoro sul set
Sabato 12 settembre alle 18 sarà Emanuele Pasquet, direttore della fotografia, a salire sul palco in dialogo con Mapi Gillio. Il titolo dell’incontro, Occhi sul set. Storie e segreti di un direttore della fotografia, introduce il pubblico al lavoro di chi costruisce visivamente una storia cinematografica attraverso l’illuminazione, le inquadrature e le atmosfere.
Si tratta di un ruolo spesso poco visibile agli spettatori, ma decisivo per definire ciò che appare sul grande schermo. Con l’appuntamento dedicato a Pasquet, la rassegna completa una sequenza di quattro incontri dedicati ad altrettanti ambiti: la montagna, la ricerca scientifica, il reportage di guerra e il cinema. Il filo conduttore è l’idea di andare oltre l’immagine esposta, dando spazio alle esperienze e alle scelte di chi l’ha realizzata.