Udienza decisiva

Cinque richieste di pena per il crollo della gru

Accusa: violazioni delle norme nel disastro costato tre vite; verdetto previsto dopo le arringhe.

Cinque richieste di pena per il crollo della gru

La procura ha chiesto cinque condanne per il crollo della gru avvenuto in via Genova, a Torino, il 18 dicembre 2021. Nell’incidente morirono gli operai Filippo Falotico, Roberto Peretto e Marco Pozzetti, impegnati nel montaggio della struttura di un cantiere. Diverse persone rimasero ferite e alcuni veicoli furono colpiti dal cedimento dell’autogrù, appoggiata a un palazzo di sei piani.

Le richieste della procura

Nel corso della requisitoria, il sostituto procuratore Giorgio Nicola ha escluso che l’accaduto possa essere considerato un evento imprevisto o una fatalità. Secondo l’accusa, il crollo sarebbe stato provocato da una serie di errori prevedibili, percepibili e prevenibili. Gli imputati sono il manovratore dell’autogrù, la coordinatrice della progettazione e dell’esecuzione dei lavori e i legali rappresentanti delle tre società coinvolte: l’impresa incaricata del rifacimento del tetto, la società proprietaria dell’impianto fisso e quella fornitrice dell’autogrù.

Per tutti le contestazioni riguardano l’omicidio colposo plurimo e la cooperazione in disastro colposo. Le pene richieste sono comprese tra tre anni e due mesi e due anni di reclusione. Per il manovratore, che dopo l’incidente era stato ricoverato per alcuni giorni in stato di choc, la procura ha chiesto due anni e sei mesi.

Le criticità nel cantiere

Secondo il pubblico ministero, il manovratore avrebbe eseguito operazioni in condizioni non sicure, effettuando tiri obliqui trasversali e orizzontali vietati dal manuale operativo dell’autogrù. L’accusa sostiene inoltre che il mezzo non avesse le caratteristiche minime necessarie per essere utilizzato in quel contesto. Nel cantiere sarebbero emerse anche violazioni delle norme sulla sicurezza e una sottovalutazione dei rischi.

Tra gli elementi contestati figurano documenti sulla sicurezza redatti in modo generico e non adeguatamente riferito alle condizioni specifiche dei lavori. Per la procura, ciascun imputato avrebbe omesso condotte doverose e il cedimento non sarebbe stato il risultato di una scelta estemporanea o di un errore improvviso, ma l’esito di una cooperazione colposa.

I difensori degli imputati proseguiranno le arringhe fino al 30 ottobre. La sentenza di primo grado è attesa probabilmente a novembre. I familiari delle vittime e il Comune di Torino non partecipano al processo perché hanno già ottenuto un risarcimento. È invece parte civile l’associazione Sicurezza e Lavoro, rappresentata dall’avvocato Giacomo Mattalia. Il direttore Massimiliano Quirico ha richiamato l’attenzione sulle responsabilità nella redazione dei documenti e sui rischi legati al ricorso al subappalto.