Il confronto sull’assistenza agli anziani non autosufficienti in Piemonte torna al centro del dibattito politico. A riaccendere la discussione sono i dati sulle liste d’attesa per ottenere la quota sanitaria destinata al ricovero in Rsa e quelli relativi ai servizi domiciliari, mentre la Regione rilancia un modello che punta a rafforzare l’assistenza a casa.
Secondo la consigliera regionale di Avs Alice Ravinale, al 30 giugno 2026 le persone in attesa della quota sanitaria per l’inserimento in Rsa sono salite a 12.148, contro le 11.616 rilevate al 31 dicembre 2025 e le 8.500 indicate dal piano sociosanitario al 7 febbraio 2025. La quota copre il 50% della retta e, sostiene Ravinale, rappresenta una prestazione prevista dai livelli essenziali di assistenza.
La denuncia sulle liste d’attesa
La crescita, afferma Avs, riguarda tutte le Asl piemontesi con l’eccezione della Città di Torino, dove si registra un lieve calo. Nei primi sei mesi del 2026 l’incremento sarebbe stato di circa 600 persone, meno marcato rispetto ai mesi precedenti ma comunque equivalente, secondo la consigliera, a circa tre nuovi ingressi al giorno nella lista. Per le famiglie la scelta può tradursi nel pagamento integrale di rette che superano i 3.000 euro al mese oppure nella rinuncia al ricovero e nell’assistenza a carico dei parenti.
Particolarmente delicata è la situazione dei casi classificati come urgenti dalle Unità di valutazione geriatrica: erano 892 al 31 dicembre e sono diventati 1.255 al 30 giugno. Si tratta di persone con condizioni cliniche gravi e difficoltà economiche tali da non poter sostenere autonomamente la retta. Sarebbe invece rimasto sostanzialmente invariato il numero dei casi definiti differibili, cioè delle persone che, pur in condizioni di fragilità, possono attendere l’attivazione della convenzione secondo la valutazione delle Uvg.
Ravinale segnala inoltre un aumento di circa 500 persone nelle liste per l’assistenza domiciliare. La consigliera stima in circa 13.000 gli utenti in attesa di una risposta per questo tipo di servizio, ai quali si aggiungono gli oltre 12.100 in attesa di una quota sanitaria per le Rsa. Avs contesta anche il mancato aggiornamento mensile dei dati, previsto dal piano sociosanitario regionale e ottenuto attraverso un emendamento, sostenendo che per conoscere la situazione sia stato necessario ricorrere nuovamente all’accesso agli atti.
La replica della Regione e le critiche delle opposizioni
L’assessorato regionale alla Sanità respinge la ricostruzione e richiama l’aumento delle prese in carico finanziate. Nell’Asl Città di Torino gli inserimenti in Rsa sostenuti dalla quota sanitaria erano 3.429 nel 2018, 4.026 nel 2023, 4.005 nel 2024, 4.404 nel 2025 e 4.587 al 30 giugno 2026. Per l’assessore Federico Riboldi, l’incremento di 1.158 inserimenti rispetto al 2018 dimostra che non vi è stata una riduzione dell’assistenza. La Regione, ha aggiunto, intende aumentare ulteriormente le prese in carico, dando priorità alle situazioni con maggiore bisogno.
Le opposizioni contestano però che il dato delle prese in carico possa descrivere da solo l’effettiva risposta ai bisogni. Il Pd, con il consigliere Daniele Valle, accusa la Giunta Cirio di non considerare l’aumento degli anziani non autosufficienti, l’inflazione e i maggiori costi sostenuti da famiglie e gestori. Valle si dice favorevole a rafforzare la domiciliarità, ma chiede che questa scelta non diventi un motivo per ridurre gli investimenti nelle strutture residenziali.
Critiche analoghe arrivano dalla consigliera dem Monica Canalis e dal Movimento 5 Stelle. Le opposizioni sostengono che le risorse per dimissioni protette, bonus e misure temporanee abbiano offerto un sostegno alle famiglie senza risolvere il problema strutturale della copertura dei Lea. Il M5s annuncia inoltre un’interrogazione per chiarire le cause dell’aumento dei casi differibili, mentre resta aperto il confronto sul modello annunciato dalla Regione: un posto in Rsa accompagnato da cinque interventi a domicilio.